sabato 8 maggio 2010

CONSEGNATE AL SINDACO DI CINISI LE CHIAVI DELLA CASA DI BADALAMENTI.

L’immobile sarà affidato all’Associazione Impastato
Finalmente!!!. La chiave della casa di Gaetano Badalamenti, quella de “I cento passi”, sita in corso Umberto, è stata consegnata al sindaco di Cinisi, Palazzolo. Domenica 9 maggio, alla fine del corteo per ricordare il 32° anniversario della morte di Peppino Impastato, il sindaco consegnerà ufficialmente la chiave dell’immobile all’Associazione Culturale Peppino Impastato di Cinisi. La confisca ha avuto un lungo iter, cominciato il 4-4-1985, allorchè i giudici Falcone, Borsellino, Guarnotta e Di Lello emisero il primo decreto di sequestro. I legali di Badalamenti hanno avanzato una serie di ricorsi, sino ad arrivare al provvedimento del tribunale di Palermo, n. 7/0 del 26-11-07, divenuto definitivo il 4-11-09 che ha definitivamente chiuso l’iter giuridico di confisca del bene, passato al demanio dello stato, e adesso consegnato ufficialmente al Comune di Cinisi. Da allora ci sono voluti sei mesi, per arrivare alla consegna, dopo che la moglie di Badalamenti, Teresa Vitale, ha provveduto a svuotare la casa dei mobili.
L’Associazione, è affiliata all’Arci e attualmente gestisce la sua casa in corso Umberto 220, a Cinisi, sua sede sociale, e grazie alla collaborazione di sei unità del servizio di volontariato civile, si sta occupando della realizzazione di una biblioteca pubblica comprendente i testi attualmente presenti, composti da circa 200 volumi di proprietà di Peppino Impastato e da 1000 volumi frutto di varie donazioni: si tratta di testi di storia, geografia, letteratura, filosofia, sociologia, economia, con una specifica presenza di argomenti relativi alla storia della Sicilia e del movimento operaio e contadino. Tale patrimonio librario potrà essere integrato da ulteriori donazioni, che diversi soci dell’Associazione sono disposti a fare, una volta disponibile lo spazio e i mobili adeguati per contenerli. La biblioteca si ripropone di realizzare una rete con la biblioteca comunale di Cinisi, cioè una reciproca collaborazione per la consultazione e il prestito di testi in possesso delle due strutture, consultabili attraverso la consultazione dei rispettivi elenchi dei titoli in possesso. In tal senso l’Associazione ha presentato al Sindaco di Cinisi un progetto per l’utilizzazione del bene confiscato, che dovrebbe diventare sede della biblioteca e prevedere l’utilizzazione degli eventuali spazi disponibili per la realizzazione di attività culturali del tipo di quelle che nel 1976-77 caratterizzarono il “Circolo Musica e Cultura”, nel segno e nell’eredità trasmessa da Peppino Impastato (cineforum, dibattiti, recitals, presentazioni di libri, mostre ecc., ma anche corsi di recupero, di preparazione scolastica, di educazione musicale ecc.). Il progetto inoltre prevede che la casa diventi un centro di accoglienza dei numerosi visitatori che, nel corso dell’anno arrivano a Casa Memoria e che spesso, per il loro elevato numero, (trattasi in gran parte di scolaresche), non possono essere ricevuti e intrattenuti negli stretti locali della casa di Peppino e di Felicia Impastato. Va ricordato, come detto anche in una trasmissione nazionale di RAI 2, che Casa-Memoria accoglie da 10.000 a 15.000 presenze annue e che occupa il primo posto in Italia come numero di visitatori che vogliono effettuare forme di turismo alternativo con forte valenza d’impegno civile, oltre che realizzare un percorso di “educazione alla legalità”. L’Associazione Culturale Peppino Impastato è nata nel 2002 per iniziativa di un gruppo di compagni di Peppino Impastato, ha promosso il Forum Sociale Antimafia, assieme ad altre realtà impegnate in questo settore, ed organizza annualmente, il 9 maggio, le iniziative per l’anniversario della morte di Peppino Impastato.
Il Presidente dell’Associazione, prof. Salvo Vitale, ha dichiarato: “Si tratta di un momento storico per Cinisi, a conclusione di una storia iniziata con l’assassinio di Peppino Impastato e durata 32 anni. Non è il caso di puntualizzare quanto richiamo locale, nazionale e internazionale avrà l’affidamento e l’utilizzazione dell’immobile confiscato, alla nostra Associazione composta, in gran parte, dai compagni e familiari di Peppino Impastato: si tratta di una “riappropriazione”, al servizio della comunità, di un bene di proprietà dell’assassino della sua vittima e di un eclatante esempio di come la giustizia e la legalità possano, sia pure dopo lungo tempo, trionfare sul delitto e sulla violenza mafiosa. Non vogliamo parlare, come spesso si fa, in termini pomposamente trionfalistici, di vittoria dello stato, ma di vittoria di una parte dello stato, composta da cittadini onesti, da funzionari responsabili e da esponenti delle istituzioni che hanno creduto e credono nell’esempio di lotta alla mafia lasciato da Peppino Impastato e nella grandezza del suo sacrificio. Adesso ci aspetta il difficile compito di rendere operativa e funzionale questa casa, al servizio della comunità: non disponiamo, al momento di fondi per eventuali lavori di restauro e di riadattamento dell’immobile, oltre che per l’acquisto di suppellettili, strumenti e mezzi tecnici che possano consentirci di rendere operativo il nostro progetto. In tal senso vogliamo augurarci che il Comune o altre istituzioni non ci lascino soli in questo difficile compito, perché un eventuale nostro fallimento, significherebbe la sconfitta di quello stato che oggi è pronto a cantar vittoria.
(Salvo Vitale)

Due Italie? No, grazie!!!

Il progetto di Cavour si fermava lì, in un regno dell’Italia del nord: dopo la seconda guerra d’indipendenza e con l’aiuto determinante di Napoleone III, l’annessione della Lombardia poteva anche bastare. Le successive richieste di annessione avanzate subito dopo dalla Toscana e dalle Legazioni pontificie dell’Emilia Romagna , diedero al progetto un respiro più ampio, ma tutto avrebbe dovuto fermarsi lì. Garibaldi invece, con l’assenso e i soldi di Vittorio Emanuele II si buttò in un’impresa più ambiziosa, unificare lo Stivale. Dietro l’operazione, oltre le vittoriose battaglie ci fu anche un gigantesco sistema di corruzione dei generali del regno napoletano .C’è qualcuno che pensa, e ben a ragione, che egli fu costretto a cedere le sue conquiste, dopo l’ultima vittoria sul Volturno, al Savoia, presentatosi a Teano con tutto il suo esercito. “Sei stato bravo, tante grazie, puoi tornare a casa”. Fu proprio in quel momento che si presentò il problema se dar luogo a uno stato federalista, con ampie autonomie locali, o a uno stato centralizzato. Il federalismo, sostenuto prima da Cavour, poi da Farini e Minghetti, nasceva dalla considerazione delle profonde diversità , storie, dialetti, leggi, economie tra i vari stati della penisola, il centralismo invece era sostenuto da coloro, essenzialmente l’alta borghesia piemontese, che temevano che il nuovo stato, ancora fragile e troppo eterogeneo, si sfaldasse davanti alle spinte autonomistiche. Si scelse la centralizzazione, l’estensione dello statuto albertino a tutte le regioni e la “piemontesizzazione” , ovvero l’invio di funzionari piemontesi che ricoprivano le cariche istituzionali delle varie regioni, particolarmente di quelle meridionali. La vendita all’asta dei beni confiscati alla Chiesa e un sistema fiscale particolarmente esoso nei riguardi della Sicilia, considerata “il giardino d’Europa” misero a disposizione le risorse per realizzare l’industrializzazione del Nord. Francesco Saverio Nitti, nella sua monumentale opera “Scienza delle finanze”, scrive questo prospetto sul l’apporto finanziario delle singole regioni nel primo ventennio successivo all’unità:

Regno delle due Sicilie milioni 443,3

Lombardia 6

Ducato di Modena 9

Romagna, Marche, Umbria 55

Parma e Piacenza 1,9

Roma 33,5

Toscana 84,2

Veneto 12

Piemonte, Liguria, Sardegna 27

Il che è sufficiente per spiegare la rapina di ricchezze traslocate al Nord Italia e il conseguente depauperamento del meridione. Per non parlare delle risorse umane spostatesi in cerca di lavoro, il cui contributo, al di là di tutti gli sfruttamenti, è stato determinante nell’incrementare il divario Nord-Sud. Con questi soldi sono stati pagati nel nord l’industrializzazione, la meccanizzazione dell’agricoltura, la rete viaria, urbanizzazione, i servizi pubblici e tutta una serie di strutture che, hanno segnato, dopo l’unità, il divario tra le due Italie.

Adesso il federalismo è rispuntato dopo 150 anni, sostenuto da tutte le parti politiche e da quelle regioni che una volta scelsero o approvarono il centralismo. Ma attenzione, non si tratta di un federalismo politico, ma di federalismo fiscale. Il neo-governatore leghista del Piemonte, Cota, lo ha detto subito, all’indomani della sua elezione: “I soldi dei piemontesi devono restare in Piemonte”. Dietro queste sparate si leggono tentazioni secessioniste ed egoismi regionali, oltre che una becera propaganda secondo cui il Nord è la locomotiva d’Italia, Roma, quando fa comodo, è ladrona e il Sud vive parassitariamente sulle ricchezze del nord-locomotiva. Il primo teorico della Lega Nord, il prof. Miglio, padre spirituale di Bossi, aveva ridisegnato la sua Italia in tre zone ben separate, la Padania, la Papània e la Terronia. Cioè una riedizione degli stati prerisorgimentali, il Lombardo-Veneto, con l’aggiunta del Piemonte, lo Stato Pontificio o Italia Centrale e il Regno delle die Sicilie. A parte i luoghi comuni è vero che gran parte dell’economia meridionale è un’economia assistita, che il sud ha ingoiato risorse senza fare investimenti produttivi, a causa di una gestione clientelistica e mafiosa dell’apparato elettorale, identificato come macchina di consenso. E tuttavia, quando negli anni 60 la Cassa del Mezzogiorno rovesciò fiumi di milioni nel Sud non poche furono le industrie del Nord che incassarono gli incentivi per investire al Sud e poi lasciarono perdere tutto: basti guardare la zona industriale di Termini Imerese, con centinaia di costruzioni abbandonate, dove avrebbero dovuto nascere industrie. Per non parlare del quinto polo siderurgico che avrebbe dovuto nascere a Gioia Tauro. Gli investimenti più redditizi sono stati realizzati nella Sicilia orientale, oltre che a Milazzo e a Gela, per impiantare un’industria petrolchimica che ha avuto la conseguenza di distruggere l’ambiente e di rendere più precaria la salute dei cittadini. Certe frange dell’autonomia siciliana reclamano ancor oggi un abbassamento del costo dei carburanti, sia per il duro prezzo pagato per l’installazione delle raffinerie, sia per il petrolio che viene estratto. C’è un altro problema non sempre analizzato, ovvero il flusso di denaro proveniente dall’economia illegale, non solo dal lavoro nero, dall’evasione fiscale, ma anche dai traffici di droga, dalle estorsioni, dagli appalti alle ditte meridionali di lavori al nord. La cifra non è quantificabile, anche se i proventi dell’economia mafiosa sono stati stimati in cifre tra i 100 e i 150 miliardi di euro. Questi soldi sono reinvestiti al nord, soprattutto in progetti di speculazione edilizia, lavori pubblici o pseudo ecologia ambientale: lo ha fatto Bontade con Berlusconi, a partire dal 1974, continua a farlo soprattutto la ndrangheta specialmente nelle ricche province di Lombardia ed Emilia. Gran parte delle banche provengono dal Nord e costituiscono pompe aspiranti di denaro meridionale che viene riciclato o reinvestito in quei grandi canali di accumulazione costituiti dalla privatizzazione di gran parte dei servizi pubblici, portata avanti dai governi degli ultimi 20 anni. In questo periodo ha preso piede l’installazione di villaggi turistici, centri commerciali ed ipermercati, le cui sigle appartengono a grandi società del Nord, (anche se non sono mancati investimenti mafiosi), con il compito di rastrellare soldi e dirottarli verso chi investe, cioè sempre al nord, anche mettendo in conto il rischio dell’estorsione mafiosa. Come si vede è un contesto di relazioni economiche e politiche intercambiabili, di intrecci inestricabili tra economie legali e illegali con cui il Leghismo, a parte la propaganda per gli allocchi, dal suo secessionismo, adesso riciclato in federalismo, non è chiaro quanto potrebbe guadagnare o perdere.

(Salvo Vitale)

CORLEONE: BOTTE ALLA CONVIVENTE. PREGIUDICATO ARRESTATO DAI CARABINIERI.

Corleone (Palermo) 8 maggio 2010. I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Corleone ieri sera hanno tratto in arresto i flagranza del reato di lesioni personali dolose e maltrattamenti in famiglia, EL TEWATI Riyad Mohamed, 38enne, disoccupato, pregiudicato, cittadino libico.
I Militari sono accorsi su richiesta presso la sua abitazione in C.da San Marco dove era stata appena segnalata alla Centrale Operativa della Compagnia di Corleone una lite in famiglia.

Sul posto i militari hanno trovato la convivente dei EL TEWATI in compagnia dei suoi tre figli minori. La donna presentava una vistosa ferita al volto e perdeva molto sangue, tanto che i Carabinieri hanno immediatamente chiamato un’ambulanza del 118 per le cure del caso. Per fortuna la donna non ha riportato gravi traumi.
Intanto l’attività d’indagine permetteva di appurare che a colpire la donna era stato proprio il convivente e alla base del gesto vi sarebbe una discussione nata per futili motivi. EL TEWATI veniva quindi immediatamente rintracciato e condotto in caserma dove veniva dichiarato in stato di arresto.
L’uomo è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. Circa due anni fa era infatti già stato tratto in arresto sempre dai Carabinieri di Corleone e sempre per maltrattamenti in famiglia.
L’arrestato terminate le formalità di rito è stato trattenuto presso le camere di sicurezza della Compagnia di Corleone e stamattina verrà giudicato con rito direttissimo presso il Tribunale di Termini Imerese. www.mediterraneonline.it
Palermo, 08 maggio 2010

venerdì 7 maggio 2010

MAFIA: CAPUTO (PDL), DDL PER RISORSE A CONSORZI BENI CONFISCATI

(AGI) - Palermo, 7 mag. - Il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo edi vertici del Consorzio “Sviluppo e Legalita’, Filippo Di Matteo vicepresidente e Lucio Guarino Direttore, hanno discusso oggi a Palazzo d’Orleans della situazione dell’organismo che gestisce i beni confiscati alla mafia e assegnati a otto Comuni (Monreale, San Giiuseppe, San Cipirello, Piana degli Albanesi, Corleone, Roccamena, Camporeale e Altofonte). La riunione e’ stata promossa dal parlamentare del Pdl Salvino Caputo, componente della commissione regionale Antimafia. Il presidente Raffaele Lombardo ha dato piena disponibilita’ per dare la copertura finanziaria ad un disegno di legge governativo dove saranno inseriti anche gli altri 4 consorzi antimafia che esistono in Sicilia. “Mi impegno sin da ora -ha dichiarato Caputo- a presentare un disegno di legge, che sara’ finanziato con le somme previste per le iniziative sulla legalita’, al fine di poter ottenere una copertura economica definitiva, che ci consenta di portare avanti un progetto globale di utilizzo dei beni confiscati in tutto il territorio siciliano. La nostra battaglia per l’affermazione della legalita’ deve andare avanti per contrastare il fenomeno mafioso e riscattare il nostro territorio che fino ad oggi era stato privato della sua naturale capacita’ di sviluppo”. Caputo, infine ha ringraziato il presidente Lombardo in quanto ha manifestato grande sensibilita’ per queste problematiche assicurando l’intervento del governo regionale. (AGI)

TRE GIORNI PER RICORDARE PEPPINO IMPASTATO


Inizia da oggi la maratona di iniziative per ricordare il 32° anniversario dell’assassinio di Peppino Impastato. Nel pomeriggio, presso il salone comunale di Cinisi, dalle 17 alle 20, aprirà i lavori un Forum dedicato agli Spazi Sociali, ovvero all’analisi dell’evoluzione degli spazi sociali con il territorio, alle dinamiche e alle prospettive sull’uso di “spazi” inutilizzati occupati da movimenti giovanili alla ricerca di luoghi in cui promuovere momenti d’incontro e iniziative culturali, ovvero i cosiddetti centri sociali. I lavori saranno moderati da Nino Termotto, del laboratorio Zeta di Palermo e interverranno esponenti dei circoli “In Su TV” , CP Experia di Catania, “Cloro Rosso” di Taranto e “Figlie Femmine” di Bologna.

La giornata del 7 si svolgerà presso l’auditorium della Scuola media di Cinisi e sarà dedicata all’Ambiente. Saranno proiettati video sull’emergenza rifiuti in Campania e su Munnizzopoli a Catania e provincia. Sarà analizzato il problema della gestione dei rifiuti, i risvolti economici spesso in mano alle cosiddette ecomafie, le responsabilità politiche e le alternative possibili. Nel pomeriggio sarà presentato un nuovo libro di Antonio Mazzeo “I padrini del ponte” che individua le problematiche affaristico-mafiose che stanno dietro la costruzione del ponte. I lavori proseguiranno con un forum sull’acqua e sui progetti nazionali di privatizzazione di questo bene pubblico, con interventi di Vincenzo Miliucci, dei Cobas di Palermo, di Lorella Lari, del Forum “Movimenti per l’acqua” di Bergamo e di Antonio Valassina, dell’Associazione Lib-lab di Roma. Verrà anche presentato il dossier “Privati dell’acqua”, a cura dell’Associazione “Lavori in corso” e formulato un questionario che verrà distribuito alla popolazione di Cinisi e i cui risultati saranno riportati all’Amministrazione Comunale. Alle 20,30, in piazza la compagnia Arte Vox darà vita a uno spettacolo teatrale, cui seguirà un concerto dei “Talco”, gruppo ska-punk.

La giornata di sabato 8 sarà occupata, in gran parte dal Forum selle tematiche del Lavoro e si svolgerà presso il Salone Comunale adiacente il municipio di Cinisi. I lavori, coordinati da Fabrizio Fasulo, si articoleranno su tre aree: 1) Migranti, con approfondimento sul lavoro dei migranti in un ampio quadro che interconnette gli interessi mafiosi allo sfruttamento del lavoro. Sono previsti interventi dei docenti universitari di Palermo Fulvio Vassallo e Marco Perrone, sul tema “Sicilia, da terra di sbarco a terra di detenzione” , di Umberto Santino su “Globalizzazione e mefie”, di Emilio Santoro su “Carcere e migrazioni, di Judith Gleitze su “Nuovi scenari dell’immigrazione in Sicilia” e di Renato Franzitta su “La distruzione dell’art. 18“. Si passerà poi alle testimonianze dirette dei soggetti che quotidianamente si oppongono alla crisi o alla perdita dei posti di lavoro, da Termini a Napoli, e sarà proiettato un video curato dal Laboratorio Zeta di Palermo, dal titolo “La terra (e)-strema”, immagini e racconti sul lavoro bracciantile, sullo sfruttamento e le vessazioni del caporalato, sull’assenza di sicurezza e protezione sindacale. I lavori saranno conclusi dal sociologo Alessandro Dallago.

Dalle ore 17 alle 20 si svolgerà un altro forum dal titolo “La deriva della democrazia e il neofascismo berlusconiano”. Il forum sarà coordinato da Salvo Vitale, che parlerà della “Nuova Italia della P2”: interverranno Pino Maniaci, di Telejato, che si occuperà del tema “L’informazione tra repressione mafiosa e censure politiche”, il prof. Leo D’Asaro che affronterà l’argomento “Uso dei mass media come strumento di consenso politico”, e il procuratore Antonio Ingroia, che parlerà di “Leggi, progetti, prospettive di stravolgimento della Costituzione”.

A partire dalle 20,30 spettacoli in piazza, con la presentazione del libro “I fiori di Faber”, di Claudio Porchia, dedicato a Fabrizio De Andrè e l’esecuzione di alcuni brani di De Andrè da parte del Collettivo Musicale Peppino Impastato. Seguiranno concerti degli Stasi, dei Carmina Solis e uno special di Radiodervish.

Domenica 9 maggio sarà dedicata all’analisi dell’esperienza politica di Peppino Impastato, “Dall’antimafia alla politica di movimento, dagli anni 70 ai nostri giorni: la lotta continua””, con interventi dei compagni di Peppino, Salvo Vitale, Paolo Arena, Carlo Bommarito, Andrea Bartolotta. Il forum sarà coordinato da Umberto Santino, che presenterà la nuova edizione della sua “Storia del movimento antimafia”: saranno anche presentati due nuovi volumi su Peppino: “Onda Pazza 2, edito da Stampa Alternativa con testi e un cd contenente alcune trasmissioni di Radio Aut dedicate a “Mafiettopoli”, ovvero a Terrasini e l’altro libro “Non con un lamento”, (Peppino Impastato, vertigini di memoria”), scritto da Giorgio Di Vita e pubblicato dall’editore Navarra di Palermo.

Nel pomeriggio, a partire dalle 17, concentramento a Terrasini, presso la ex-sede di Radio Aut per il tradizionale corteo che partirà alle 18 per fermarsi a Cinisi presso Casa Memoria, dove Giovanni Impastato leggerà il documento conclusivo dei lavori del Forum.

In serata, in piazza, si esibiranno i gruppi “Il bello, il bullo e il gattino”, i “Pupi di Surfaru”, Alessandro Mannarino, Alfio Antico e altri artisti.

Nei quattro giorni, dalle ore 9 alle 13 e dalle 16 alle 29, presso il Salone Comunale di Cinisi sarà esposta una mostra di foto, dipinti, collages “Peppino Impastato, vita, lotta, memoria” , curata da Guido Orlando, Paolo Chirco e Beny Vitale.

I partecipanti forniti di tenda saranno ospitati presso il campeggio allestito al Campo Sportivo di Cinisi, messo a disposizione dall’Amministrazione Comunale. Vi sarà allestita una cucina sociale e un workshop: la notte del 9, dopo i concerti si darà il via a un “Dancehall” senza limiti di tempo.

Salvo Vitale, Presidente dell’Associazione Culturale Peppino Impastato di Cinisi, che sosterrà il peso e l’organizzazione dei lavori, comunica: “Come ogni anno il Forum è l’occasione per analizzare i problemi più scottanti del momento e per individuare strategie e soluzioni. Un momento di riflessione e di arricchimento culturale da parte di giovani e protagonisti dei momenti di lotta, provenienti da tutta Italia.. Voglio sperare che tutti i partecipanti mantengano un comportamento dignitoso e responsabile e che, pur esprimendo liberamente la loro legittima rabbia per un modello di società nuovo e diverso, non si lascino andare ad atti di vandalismo o di scarso rispetto per l’ambiente che li ospita. Mi auguro, come ogni anno, che tutto non finisca in queste tre giornate, ma che il Forum Sociale Antimafia possa continuare a lavorare sul territorio diventando un polo di attrazione, di riferimento e di coordinamento di tutto il movimento antimafia siciliano e nazionale”.


Salvo Vitale

Programma del Forum Sociale Antimafia Felicia e Peppino Impastato 2010

Sabato 8 maggio Salone Comunale: dalle ore 9,00 alle 13,00 Forum LAVORO

La giornata è divisa in tre aree:

MIGRANTI – LAVORO PRECARIO – RESISTENZA OPERAIA
Moderatore: Fabrizio Fasulo

Si comincia con approfondimenti sul lavoro dei migranti in un quadro ampio che interconnette gli interessi mafiosi allo sfruttamento del lavoro nero.
Approfondimenti di

Fulvio Vassallo: Sicilia da terra di sbarco a terra di detenzione

Marco Pirrone

Umberto Santino: Globalizzazione e mafie

Emilio Santoro: Carcere e migrazioni

Judith Gleitze: Nuovi scenari dell’immigrazione in Sicilia

Soumahoro Aboubakar Rdb immigrazione nazionale

Alfonso Di Stefano Rete antirazzista Catania

Testimonianza di Nabil Salameh, giornalista e cantante dei Radiodervish

Renato Franzitta: Il collegato lavoro. La distruzione dell’art. 18

Dall’analisi si passerà, poi, alle testimonianze dirette dei soggetti che quotidianamente si oppongono alla crisi nei loro posti di lavoro .

Testimonianze di:

Intervento dei lavoratori dell'Italtel di Carini

Barbara Evola e Luigi Del Prete – Precari scuola

FIOM Termini Imerese

Flai CGIL – Michele Scifo

Francesco Piobbichi - Arancia Metalmeccanica



Si proiettera’ un video a cura del Laboratorio Zeta “La terra (e)strema”, una raccolta di immagini e racconti sul lavoro bracciantile dei migranti, sullo sfruttamento e le vessazioni del caporalato, una denuncia della totale assenza della protezione sindacale nelle campagne.

Salone Comunale: dalle ore 17,00 alle 20,00 Forum LA DERIVA DELLA DEMOCRAZIA E IL NEOFASCISMO BERLUSCONIANO

Moderatore: -Salvo Vitale: “La nuova Italia della P2“


Interventi:

Pino Maniaci (Tele Jato): “L’informazione tra repressione mafiosa e censure politiche”

Leo D’Asaro (storico): “Informazione e consenso politico”

Antonio Ingroia (magistrato): “Leggi, progetti, prospettive di stravolgimento della Costituzione”

Testimonianze varie


dalle ore 20,30 SPETTACOLI Piazza Vittorio Emanuele Orlando:

Presentazione del libro “I fiori di Faber” con Claudio Porchia
con l’esecuzione di alcuni brani di De André da parte del collettivo musicale “Peppino Impastato”.
Esibizione Stasi, Carmina Solis special guest Radiodervish

Domenica 9 maggio Salone Comunale: dalle ore 9,00 alle 13,00 Forum sull'esperienza politica e rivoluzionaria di PEPPINO IMPASTATO

Dall’antimafia alla politica di movimento, dagli 70 ai giorni nostri: la lotta continua!!!

Moderatori: Umberto Santino e Giovanni Impastato

Presentazione del libro “Storia del movimento antimafia” di Umberto Santino

Interventi di:

Salvo Vitale: Peppino e l’antifascismo

Paolo Arena: Peppino e la militanza politica

Carlo Bommarito: Peppino e il territorio

Andrea Bartolotta: Peppino e l’esperienza radiofonica – presentazione del libro “Onda pazza 2 – Terrasini”

Valerio Monteventi

Associazione "La lotta continua"


Le resistenze di oggi

Contributi di:

CAU NAPOLI

Comitato Resistenze Marzabotto

ANPI

Comitato 3 e 32 L’aquila

Associazione Walter Rossi ROMA

Centro di Documentazione Francesco Lorusso Bologna

Radio Cento Passi


Le conclusioni sono affidate al Forum Sociale Antimafia

Ore 15,00: Elaborazione documento conclusivo a cura delle realtà del forum sociale


A seguire CORTEO da Radio Aut a Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

Concentramento ore 17,00 Sede di Radio Aut Corso Vittorio Emanuele -Terrasini

Partenza ore 18,00

Arrivo a Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato Corso Umberto I, 220 - Cinisi


dalle ore 20,30 SPETTACOLI Piazza Vittorio Emanuele Orlando:

Apertura di Il bello, il bullo e il grattino

A seguire Pupi di Surfaro

Chiuderanno la serata Alessandro Mannarino e Alfio Antico e …

Durante tutti e quattro i giorni dalle ore 9,00 alle ore 13,00 e dalle ore 16,00 alle 20,00 presso il Salone Comunale di Cinisi (Piazza Vittorio Emanuele Orlando) sarà esposta la mostra “Peppino Impastato, vita, lotta e memoria” foto, dipinti e collage a cura di Pino Manzella, Guido Orlando, Paolo Chirco, Beny Vitale

( 9 maggio 2010 )

Associazione Culturale Mediterraneo

(Comunicato Stampa)


Domenica 9 maggio 2010 si terranno, nella provincia di Messina, due incontri con la giornalista Giuliana Sgrena. Il primo a Pettineo, alle 10 del mattino, dove il circolo ARCI organizza l'incontro dei giovani con la nota giornalista del Manifesto e grande attivista del movimento per la Pace. Si parlerà dell'Iraq, della solidarietà internazionale e soprattutto del ruolo dell'informazione libera ai tempi della crisi globale.

Lo stesso giorno, alle 17.00, nella Sala Consiliare di Acquedolci, verrà presentata l'ultima fatica di Giuliana Sgrena: "Il ritorno", un libro che racconta l'Iraq a 5 anni dal rapimento di Giuliana; non solo emozioni e sensazioni di una giornalista coraggiosa, ma anche e soprattutto una riflessione sui disastri della guerra sulla gente irachena e statunitense, sulla realtà sociale e politica dell'Iraq di oggi, sul controllo delle fonti energetiche e sul futuro della regione mediorientale.

L'evento acquedolcese ha per titolo: "Il giornalismo d'inchiesta nel tempo dell'informazione omologata" e ne discuteranno con il pubblico Farid Adly, giornalista direttore di Anbamed notizie dal Mediterraneo (nonché presidente dell'ACM) e l'autrice Giuliana Sgrena.

La giornalista e scrittrice Giuliana Sgrena lavora al quotidiano Il Manifesto ed è stata un'attivista del movimento per la pace. Ha pubblicato diversi libri sul tema delle donne nel mondo arabo islamico e sulla situazione algerina e irachena. L'ultimo suo libro intitolato "Il ritorno, dentro il nuovo Iraq" racconta il suo viaggio in Iraq e negli USA a 5 anni dal suo rapimento avvenuto a Baghdad nel febbraio 2005. Sul palazzo comunale di Acquedolci, per iniziativa dell'ACM e dell'assessora di AN, Nunziatina Spina, ha campeggiato per un mese uno striscione con la foto di Giuliana e la richiesta della sua liberazione ed è stata svolta una partecipata fiaccolata di solidarietà.

Ringraziamo per l'attenzione.

Cordilamente.

Farid Adly

presidente ACM

giovedì 6 maggio 2010

I 150 anni dell’Unità…aspettando il nuovo Risorgimento.


Lo stivale spegne 150 candeline. Si potrebbero scrivere tante cose: che ce ne vuole d'ignoranza per non capire il senso della grande epopea di volontariato e giovanilismo che partiva proprio 150 anni fa con l'avvio della spedizione garibaldina delle camicie rosse…che prima di riscrivere la storia bisognerebbe prima studiarla…perché questa festa è una cosa seria, ed è giusto che una nazione si ritrovi unita a celebrare la propria storia, il proprio presente e il proprio futuro. I propri miti. E i propri eroi. Ma si potrebbe anche scrivere che il Risorgimento in versione edulcorata serve al triste tentativo di far dimenticare che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni. E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni “anti-terrorismo”, come i marines in Iraq. Che si incarcerarono i meridionali senza accusa, senza processo e senza condanna, e si spogliarono le ricche banche meridionali, le regge, i musei, le case private (rubando persino le posate), per pagare i debiti del Piemonte e costituire immensi patrimoni privati. Si potrebbe scrivere che lo stesso Garibaldi, riferendosi a quanto successo, parlò di «cose da cloaca». Difficile oggi immaginare che l’Italia unita facesse pagare più tasse a chi stentava e moriva di malaria nelle caverne dei Sassi di Matera, rispetto ai proprietari delle ville sul lago di Como.

Si è scritto tanto sul Sud, ma parlarne significa ripetere il già detto (leggi: il già fallito), perché tale stato di cose è utile alla parte più forte del paese, anche se si presenta con due nomi diversi: “Questione meridionale”, ovvero dell’aspirazione del Sud a uscire dalla subalternità impostagli; e “Questione settentrionale”, di recente conio, ovvero della volontà del Nord di mantenere la subalternità del Sud e il redditizio vantaggio di potere. Tutto questo sembra dimenticato, ma è nostra abitudine essere volontariamente affetti da simili “turbe della memoria”. Ma a cosa serve coprire il passato di una sottile patina dorata? La storia va soltanto celebrata o affrontata?

La storia è sempre liberatoria, spezza tabù, svela paranoie. Forse, avendo meno timore, potremmo arrivare a capire che l’operazione di 150 anni fa è stata non solo ripetuta ma estesa attraverso nuovi strumenti. Basterebbe ricordare che le nostre banche del Sud sono sparite nuovamente. Capiremmo che le spedizioni non servono più perché la conquista del potere è una pericolosa operazione di marketing. Ma che una nazione non è una multinazionale perché è fatta di uomini e donne, di problemi reali, di sogni e speranza, e per questo non può chiudersi in se stessa annullando il proprio passato, coprendolo di lustrini e tirando così a campare senza futuro.

Perché una nazione per non morire di cancrena cerebrale deve rinnovarsi non accontentarsi.

Una nazione deve sempre essere rivoluzionaria.

E allora, che rivoluzione sia!

Maurilia Rizzotto