sabato 6 febbraio 2010

Forse novità sulla Corleone Mare

(AGI) - Palermo, 5 feb. - Il progetto per la tangenziale di Palermo, gia' previsto nel piano nazionale dell'Anas, potrebbe essere inserito nell'intesa generale quadro sulle infrastrutture che il governo nazionale si accinge a varare. E' quanto emerso dall'incontro che il presidente della Provincia Giovanni Avanti ha avuto questo pomeriggio a Palazzo Comitini con il ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli.
All'incontro hanno partecipato il presidente del Consiglio provinciale Marcello Tricoli, l'assessore alla Viabilita' e Trasporti Gigi Tomasino, e il senatore Antonio Battaglia. Il presidente Avanti ha presentato al ministro il piano per la grande viabilita' provinciale predisposto dall'amministrazione provinciale, che si articola attraverso sei progetti fra i quali appunto la tangenziale interna sud di Palermo di collegamento fra le due autostrade A-19 e A-29, per un percorso di 18 chilometri e mezzo con un impegno economico di 875 milioni di euro. "Puntiamo molto su questo progetto - ha sottolineato il Presidente Avanti - che andrebbe a incidere radicalmente sull'intero sistema viario di Palermo e del suo hinterland, favorendo la mobilita' e lo sviluppo. Con l'inserimento nell'intesa quadro il progetto potrebbe ottenere un finanziamento di 300 milioni di euro, mentre la restante parte verrebbe coperta attraverso la finanza di progetto".
Avanti ha illustrato a Matteoli anche il progetto per la Corleone-Mare che collegherebbe l'area interna del corleonese con la zona mare del partinicese e quindi con l'aeroporto.
"Auspichiamo - ha aggiunto Avanti - che anche il progetto della Corleone-Mare possa essere inserito nell'intesa quadro.
Un'opera che interessa 14 comuni per un tracciato di oltre 38 chilometri e un costo complessivo di 252 milioni". Nel corso dell'incontro Avanti, nella sua veste di presidente dell'Unione regionale delle Province siciliane, ha chiesto al ministro il finanziamento della seconda annualita' del piano di riqualificazione della viabilita' provinciale. Per la prima annualita' la Provincia di Palermo ha gia' utilizzato in pieno il finanziamento di 56 milioni con l'appalto di 27 progetti, prima Provincia in Sicilia e seconda in Italia a completare il piano della prima annualita'. (AGI) Mrg

venerdì 5 febbraio 2010

BISACQUINO (PA): EMERGENZA RIFIUTI, CONTROLLI DEI CARABINIERI, SCATTANO CINQUE DENUNCE.

Bisacquino (Palermo) 5 febbraio 2010. I Carabinieri della Stazione di Bisacquino, nell’ambito di una serie di controlli effettuati dalla Compagnia di Corleone su disposizione del Comando Provinciale di Palermo, finalizzata a prevenire e reprimere i reati in materia ambientale, hanno scoperto una discarica abusiva di materiale di risulta di cantieri edili in Via Due Pini.
I militari dell’Arma hanno sorpreso un autocarro mentre scaricava in un terreno di proprietà privata i rifiuti provenienti da un vicino cantiere edile.
Bloccato l’autista i Carabinieri hanno sequestrato il mezzo. Le successive indagini hanno permesso di verificare che su quello stesso terreno erano stati già scaricati illecitamente altri rifiuti quali calcinacci, piastrelle, coperte e bottiglie.
L’intera area di un estensione di circa 100 mq e interessata da numerosi metri cubi di rifiuti è stata sottoposta a sequestro e le indagini sono proseguite con l’identificazione del proprietario del terreno, del titolare della ditta proprietaria dell’autocarro, del titolare della ditta edile da dove provenivano i rifiuti e del direttore dei lavori dello stesso cantiere.
Per tutti, così come per l’autista dell’autocarro, è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Termini Imerese per il reato di deposito di rifiuti non autorizzato così come previsto dalla legge in materia di misure urgenti per fronteggiare l’emergenza rifiuti.www.melitoonline.it

mercoledì 3 febbraio 2010

RIFIUTI: AMIA REVOCA ISTANZA FALLIMENTO ALTO BELICE AMBIENTE

(AGI) - Palermo, 3 feb. - E’ stata revocata l’istanza di fallimento presentata dall’Amia nei confronti della societa’ Alto Belice Ambiente che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti nel comprensorio tra Monreale e Corleone. L’Amia questa mattina ha depositato istanza di rinunzia al ricorso davanti al Tribunale Fallimentare di Palermo. Lo rende noto Salvino Caputo, presidente del consiglio di amministrazione della societa’ Alto Belice Ambiente e deputato regionale del Pdl. “Abbiamo proposto al commissario liquidatore dell’Amia, Gaetano Lo Cicero -ha affermato Caputo- un piano di rientro che e’ stato condiviso anche dal consiglio di amministrazione dell’Ato. La pendenza della procedura fallimentare stava determinando un danno molto grave sia all’immagine della Societa’ nei confronti dei fornitori, sia per il futuro della Societa’ e dei lavoratori. Adesso avvieremo, come gia’ concordato anche con i sindacati -ha concluso Caputo- il piano industriale della Societa’ che passa attraverso la riduzione dei costi di conferimento in discarica, la raccolta differenziata a la apertura delle due discariche di Corleone e Camporeale”. Intanto il dipartimento regionale dei Rifiuti e delle acque ha autorizzato l’Ato di Monreale a conferire i rifiuti provenienti dalla raccolta nei Comuni del Corleonese presso la discarica di Siculiana, un soluzione che permettera’ di risparmiare 60 euro a tonnellata, per circa 900 mila euro all’anno. (AGI) Rap/Mzu

MARONI, NON CONDIVIDO il DDL ANTI-PENTITI

(AGI)- Monza, 3 feb. - "E' una norma che non condivido". Il ministro dell'Interno Roberto Maroni boccia senza appello il cosiddetto ddl anti-pentiti. Conversando con i giornalisti a margine di una conferenza stampa il ministro ribadisce: "e' una norma che non condivido e se non la condivido io e non la condivide il ministro della Giustizia non credo proprio che uscira' dalla commissione in Parlamento".(AGI) .

lunedì 1 febbraio 2010

Ciancimino al processo Mori "Soldi dei boss a Milano 2"

Parla del padre Vito, potente sindaco di Palermo, e dell’amico complice di sempre, Bernardo Provenzano: “Si vedevano spesso – dice - anche a Roma, fra il 1999 e il 2002”. Massimo Ciancimino parla soprattutto degli affari e delle trame del padre: “Era vicino a mafiosi che avevano una grande capacità imprenditoriale, come i fratelli Buscemi e Fraco Bonura. Assieme investirono soldi anche nell’operazione di Milano 2”.

“Provenzano me lo ricordo da bambino – dice Ciancimino junior – io lo conoscevo come il signor Lo Verde, veniva a trovarci spesso nella nostra casa di villeggiatura di Baida, alle porte di Palermo. Solo molto tempo dopo, a fine anni Ottanta, vidi per caso l’i dentikit di un capomafia sulla rivista Epoca, mentre ero al barbiere con mio padre. Era Provenzano, riconobbi l’uomo che veniva a casa mia. Chiesi a mio padre di quell’uomo. Mi rispose: stai attento al signor Lo Verde, da questa situazione non può salvarti nessuno”. Ciancimino junior racconta i segreti del padre Vito, il potente ex sindaco di Palermo condannato per mafia e morto nel 2002: “Il signor Lo Verde – spiega – continuò a venirci a trovare anche quando mio padre era agli arresti domiciliari, nell’a ppartamento di via San Sebastianello, vicino a piazza di Spagna, a Roma. Dal 1999 al 2002. Mi incuriosiva quella situazione. Dissi a mio padre: ma non sono pericolosi questi incontri? Lui mi rispose senza tentennamenti. Disse che Provenzano poteva girare tranquillamente per Roma o in qualsiasi altra città, perché godeva di una sorta di immunità territoriale, basata su un accordo che anche mio padre aveva contribuito a stabilire. Un accordo che sarebbe stato stipulato fra il maggio 1992 e il dicembre dello stesso anno”.

Ciancimino sta rispondendo alle domande dei pubblici ministeri Nino Di Matteo e Antonio Ingroia. Nella prima parte della sua deposizione, iniziata alle 10, sta rievocando l’attività politico-mafiosa del padre. “Aveva creato un vero e proprio sistema – ha detto – suo compito era quello di spartire le tangenti dei grandi lavori pubblici di Palermo fra i politici e fra Cosa nostra, sempre tramite Provenzano”. Per i contatti più delicati, Vito Ciancimino utilizzava una linea telefonica riservata, installata nella sua casa di Palermo. “Spesso – aggiunge il teste – ero incaricato di consegnare buste chiuse a Provenzano”.


“Il rapporto fra mio padre e Provenzano era nato a Corleone – spiega Ciancimino junior - Abitavano nello stesso stabile: di tanto in tanto, mio padre dava lezione di matematica al giovane Bernardo. Molti anni dopo, si stupiva che lo chiamassero il ragioniere. In matematica non era stato mai bravo”.

Ad ascoltare Massimo Ciancimino, nell’aula bunker del processo, c’è il generale Mario Mori, seduto accanto ai suoi legali, gli avvocati Piero Milio ed Enzo Musco. Sugli spalti del pubblico sono presenti numerosi studenti.

La deposizione davanti alla quarta sezione del tribunale si preannuncia lunga. Nei 23 verbali d’interrogatorio di Massimo Ciancimino già depositati dalla Procura in vista dell’udienza di oggi si parla della trattativa che sarebbe avvenuta fra Cosa nostra e l’entourage del generale Mori, nel 1992, durante la stagione delle stragi Falcone e Borsellino. L’accordo avrebbe previsto la cessazione della strategia stragista, in cambio di alcuni benefici per i boss: a mediare il misterioso dialogo sarebbe stato il padre di Massimo, Vito Ciancimino. Secondo la Procura di Palermo, in quei giorni sarebbe nato un vero e proprio patto fra il vertice mafioso e una parte delle istituzioni: ecco perché, secondo i pm, Provenzano avrebbe proseguito indisturbato la sua latitanza (fino all’11 aprile 2006).

Il figlio di Vito Ciancimino continua a rispondere senza tentennamenti alle domande dei pubblici ministeri. Ritorna sugli affari del padre: "Dopo le inchieste e le denunce della commissione antimafia e il caso della sua querela al capo della polizia, mio padre decise di spostare i suoi investimenti lontano da Palermo". Correvano gli anni Settanta. Massimo Ciancimino spiega: "Alcuni suoi amici di allora, Ciarrapico e Caltagirone, ma anche altri costruttori romani gli dissero di investire in Canada dove erano in preparazione le Olimpiadi di Montreal. C'erano dei mutui agevolati per gli investitori stranieri". Con i boss Salvatore e Antonino Bonura, con il costruttore mafioso Franco Bonura sarebbe nato in seguito un altro investimento: "Una grande realizzazione alla periferia di Milano che è stata poi chiamata Milano 2", dice Ciancimino junior. Repubblica.it

Bisacquino (PA): controlli al depuratore comunale. Carabinieri denunciano due persone.

Bisacquino (Palermo) 01 febbraio 2010. I Carabinieri della Stazione di Bisacquino, dipendenti dalla compagnia di Corleone, hanno eseguito un controllo al depuratore comunale , al fine di accertare il corretto rispetto delle norme in materia di smaltimento dei rifiuti.

L’impianto di depurazione a servizio della rete fognaria sorge in località Catrini-Pignato, agro del comune di Bisacquino e la gestione è concessa in appalto ad una società privata specialista del settore con sede in Mazara del Vallo.

I Militari dell’Arma hanno accertato che sul posto vi era una consistente quantità di fanghi da depurazione non smaltiti entro un anno solare come prescritto dalla normativa in materia.

Infatti dal controllo dell’apposito registro risultava che l’ultimo smaltimento era stato effettuato nel luglio del 2008 quindi i fanghi presenti non potevano più essere considerati deposito temporaneo bensì attività di raccolta rifiuti non autorizzata.

Tale attività di controllo ha quindi portato alla denuncia a piede libero alla Procura della Repubblica di Termini Imerese del il responsabile legale della società che si occupa della gestione dell’impianto e del socio e preposto alla gestione tecnica della stessa società.

I controlli effettuati si inseriscono in un’attività più ampia che ormai da più di un anno viene effettuata con regolarità in tutto il territorio di competenza della Compagnia di Corleone al fine di prevenire e reprimere i reati in materia ambientale che tanto danno hanno provocato soprattutto belle aree rurali e che hanno portato alla proroga dello stato di emergenza nella provincia di Palermo.www.melitoonline.it

domenica 31 gennaio 2010

Denunciati tre cacciatori nel Parco delle Madonie

Denunciati dai carabinieri tre cacciatori scoperti all’interno del Parco delle Madonie. Dopo l’allarme lanciato da due guardiacaccia, in località Piano Ferro, vicino a Castelbuono, i militari hanno fermato i tre bracconieri, mentre tentavano di allontanarsi dall’area protetta. Dopo una perquisizione, sono stati scoperti con due fucili da caccia calibro 12, 26 cartucce, un pugnale ed un coltello di genere vietato. I tre cacciatori, originari del Corleonese, sono stati denunciati per aver violato il divieto di caccia all’interno del Parco delle Madonie. www.siciliainformazioni.com