sabato 28 novembre 2009

La Procura di Firenze e il pentito Spatuzza Inchiesta riaperta sui «mandanti» politici

MAFIA: PROCURATORE FIRENZE, BERLUSCONI E DELL'UTRI NON INDAGATI

(ASCA) - Firenze, 28 nov - Silvio Berlusconi e Marcello Dell'utri ''non sono indagati'' dalla Procura di Firenze nell'ambito delle nuove inchieste sulle stragi di mafia del '93. Lo ha detto il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi, rispondendo a una domanda dei giornalisti. Ai cronisti che gli facevano notare che questa mattina il quotidiano Libero afferma che Berlusconi sarebbe indagato dalla Procura di Firenze, Quattrocchi ha risposto che: ''Quello che dice Libero non e' vero''. Infatti, ha precisato il magistrato, ''non ci sono iscrizioni di questo tipo''.

venerdì 27 novembre 2009

Niente regali alla mafia

Oggi a Palermo alle ore 17 alla bottega dei sapori e dei saperi di Libera, Piazza Politeama, manifestazione contro la vendita dei beni confiscati alla mafia. Corleone Dialogos ci sarà

IL GIOCO DELLE PARTI


Non ci vogliono sforzi d’intelligenza per capire come la recente decisione governativa, della vendita dei beni confiscati alla mafia, inserita “aumma-aumma” nella finanziaria, sia un grosso regalo del governo ai mafiosi, ma è anche la concreta realizzazione di uno dei punti , credo il nono, del “papello”, ovvero della mostruosa trattativa tra stato e mafia negli anni 90, nel quale si chiedeva, per l’appunto la fine della confisca dei beni mafiosi. Così i conti tornano, sia pure dopo vent’anni: i mafiosi chiedono di bloccare la legge sulla confisca dei loro beni, il governo, con una partita di giro, glieli restituisce. I mafiosi , e in particolare i Graviano, mandano a Berlusconi un pericoloso segnale (“siamo pronti a parlare e a rivelare i nostri accordi, se non ci dai tutto quello che ci hai promesso) , Berlusconi risponde subito con lo scudo fiscale, ovvero il perdono e il condono per i soldi illecitamente guadagnati e imboscati all’estero e con la vendita dei beni confiscati, che, ovviamente ritorneranno ai mafiosi tramite prestanomi ed espedienti sotterranei vari. In tal modo lo stato può anche spremere un altro bel po’ di soldi al Sud, dov’è presente la gran parte dei beni confiscati, e portarli al Nord, verso le sponde dell’amata Padania, come a suo tempo, dopo l’Unità d’Italia, si fece con la vendita dei beni confiscati alla chiesa. Ma anche il gigantesco “condono” che si sta mettendo in atto con l’imminente legge sul processo breve, risolve, non solo le pendenze penali del premier, ma mette fuori un bel po’ di “santi cristiani”, bravi picciotti, imbroglioni, trafficanti di droga, estorsori e altri bei tipi, ingiustamente vessati e perseguitati dai soliti magistrati comunistacci. Dimostrazione tragica del detto: “Per un peccatore si perde una nave”. Pertanto ritengo del tutto sbagliata l’analisi su “La Repubblica” del 27-11 dal titolo “Cosa nostra alla resa dei conti con il Cavaliere”, nella quale si sostiene, in buona sostanza, che il Cavaliere, forse per una sua particolare e improvvisa conversione al rispetto delle leggi, non avrebbe mantenuto i patti con i mafiosi, i quali adesso vogliono fargliela pagare. Minchiate.I mafiosi chiedono ed esigono quello che è stato loro promesso. Nella stessa chiave di lettura sembra inquadrarsi la letterina a Schifiani, con minacce stronze e altre amenità, proprio quando ieri il pentito Gapare Spatuzza aveva parlato di un incontro tra i fratelli Graviano e lo stesso Schifiani. Botta e risposta: secondo gli strateghi l’avvocato Schifiani, Spatuzza mente, e la prova è la lettera di minacce ricevuta, che fa di lui un povero perseguitato e minacciato, altro che un complice. Ormai siamo davanti a professionisti dell’uso dei mezzi d’informazione espertissimi nell’ imbrogliare, depistare, confondere, frastornare chi ascolta o legge, cambiare le carte in tavola. Per fortuna il solito Berlusca qualche giorno fa ha sparato una delle sue minchiate più grosse: “Passerò alla storia come il Presidente del consiglio che ha sconfitto la mafia”. BOOM!!!! .

Salvo Vitale

COMUNICATO STAMPA: studenti in visita a Bruxelles


Sono 21 gli studenti che la prossima settimana partiranno, con tre loro insegnanti, per Bruxelles in visita alle principali istituzioni dell’Unione europea. Sedici sono allievi dell’Istituto superiore “Don Giovanni Colletto”, gli altri 5 invece studiano all’Istituto superiore “Don Calogero di Vincenti” di Bisacquino.

I fortunati studenti – tutti maggiorenni - sono stati scelti per gli ottimi risultati scolastici. Saranno a Bruxelles dal 1° al 3 dicembre. Altri 25 ragazzi partiranno da Ribera, in provincia di Agrigento.

«Mi auguro – dichiara il sindaco Nino Iannazzo – che questa esperienza possa arricchire le conoscenze dei giovani studenti, facendogli prendere coscienza dell’appartenenza all’Unione europea e dei processi democratici che la governano».

«Ancora una volta – dice il vicesindaco Pio Siragusa – dimostriamo la nostra vicinanza alle istituzioni scolastiche, dando loro, grazie all’iniziativa dell’eurodeputato Antonello Antinoro, questa ulteriore possibilità, che sottolinea il valore assoluto riposto nelle scuole e nei giovani del territorio».

Ecco i nomi degli alunni in partenza:

Scuola “Don Giovanni Colletto”:

DI NATALE KATIA VALERIA

DI CORTE ROSARIO

FONTANA MARCO

TUFANIO PAOLA

CAMMARATA ROSAMARIA

MIRABILE SERENANTONINA

CONTORNO IRENE

DI CHIARA FRANCESCA

LA SALA ANNA MARIA

BIANCHINO ANTONINO

MARINO PASQUALE

VIOLA IRENE

RIZZO STEFANO

DI SCLAFANI LEANDRO

PALERMO FEDERICO

MILAZZO VINCENZO

COMPARETTO ANTONINA (docente)

PURPURA MASSIMILIANO (docente)

Scuola “Don Calogero di Vincenti”:

Canzoneri Francesco Maria

Gennaro Nicoletta

Mutolo Giorgio

Rao Ciro

Trombaturi Leoluca Gerardo

Compagno Tommasa (docente)

27/11/2009

L’addetto stampa

Monica Diliberti

MAFIA: MARONI, SU VENDITA BENI CONFISCATI POLEMICHE INFONDATE


(ASCA) - Roma, 27 nov - Sulla legge che attribuisce la possibilita' di vendere all'asta alcuni dei beni confiscati alle mafie. Si sono fatte in questi giorni ''polemiche assolutamente infondate'' perche' questi beni ''sono destinati prioritariamente ad usi sociali e istituzionali''.

Ad affermarlo e' stato stamane il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, a margine della presentazione a Roma, presso la sede dell'Istituto superiore di Polizia, del calendario della Polizia di Stato.

Maroni ha ricordato che attualmente ci sono beni che non si riescono ad assegnare a fini sociali per una serie di motivi restando a deperire e, soprattutto, ''dando l'immagine dell'impotenza dello Stato. Solo in questi casi, che sono eccezionali - ha poi detto Maroni - con le dovute precauzioni che prendera' il Prefetto, quei beni potranno essere messi all'asta. Ma certamente sara' evitato accuratamente che ritornino nelle mani della criminalita' organizzata come qualcuno paventa''.

giovedì 26 novembre 2009

Vendita dei beni confiscati alla mafia: a Corleone Consiglio Comunale straordinario in un bene conficato alla mafia


Ma caro Presidente del Consiglio il fine non giustifica i mezzi


Lunedì 30 novembre 2009 è stato convocato il Consiglio Comunale in seduta ordinaria. Primo punto all’ordine del giorno è la proposta di convocare il Consiglio Comunale in seduta straordinaria, in un bene confiscato alla mafia, per discutere e approvare un ordine del giorno contro l’emendamento approvato al Senato che prevede la possibilità di vendere i beni confiscati alla mafia non assegnati. Si prevede che possa essere convocato per il 2 dicembre nell’agriturismo Terre di Corleone, ex stalle confiscate alla famiglia Riina, della cooperativa Pio La Torre. Crediamo che sia importante quest’iniziativa perché tutta Italia si aspetta da Corleone una decisione chiara e forte in merito alla questione. Ma devo dire che tutti ci aspettavamo che già lunedì scorso il Presidente del Consiglio del Comune di Corleone, Mario Lanza, convocasse una seduta straordinaria per approvare gli ordini del giorno presentati dal PD e dal PDL, contro l’emendamento approvato al Senato. Infatti, c’è una mobilitazione straordinaria contro tale emendamento che vede Libera e Avviso pubblico in prima linea. Il Presidente del Consiglio invece ha deciso di convocare il Consiglio in seduta ordinaria per il 30 novembre. Ma nell’ordine del giorno come primo punto non c’è l’approvazione delle due mozioni, ma solo la proposta di convocare il Consiglio Comunale in un bene confiscato alla mafia, dove si approveranno le predette mozioni. Anche se si è scelto di convocare un Consiglio ordinario non si capisce perché non sono state inserite le due mozioni all’ordine del giorno. Infatti, il Presidente ha violato il regolamento comunale che impone di inserire le mozioni al primo consiglio utile. Insomma nell’ordine del giorno andava inserita sia la richiesta di convocare una seduta del consiglio straordinario, sia le due mozioni. Credo che con un accordo bipartisan si sarebbe deciso di approvare l’ordine del giorno della convocazione del Consiglio in seduta straordinaria e di rinviare le due mozioni in quella seduta. Invece ci spiace osservare l’arroganza del Presidente del Consiglio Comunale e di questa maggioranza che talmente si crede autosufficiente che si sente in diritto di poter violare lo stesso regolamento comunale. Crediamo nella buona fede del Presidente Lanza, ma il suo atteggiamento è indice del modus operandi di questa coalizione di centro-destra. Siamo anche d’accordo che una manifestazione in un bene confiscato può avere una risonanza nazionale e ne condividiamo le finalità, ma non capiamo e non cocepiamo perché non si abbia rispetto delle regole e dei consiglieri comunali. Il fine non giustifica i mezzi. Caro Presidente cambi atteggiamento perché dobbiamo dimostrare ancora una volta che sulla lotta alla mafia siamo tutti uniti.


Giuseppe Crapisi

I Comuni di Ferrara, Niscemi, Polistena e S. Giorgio Morgeto approvano l’ordine del giorno contro la vendita dei beni confiscati

In ordine di tempo sono stati di Polistena (Rc), Niscemi (Cl) Ferrara e San Giorgio Morgeto i primi Comuni aderenti ad Avviso Pubblico ad approvare l’ordine del giorno che chiede al Parlamento di cancellare la norma che prevede la possibilità di vendere i beni confiscati alle mafie.

"Niente regali alle mafie", una manifestazione a Palermo alla Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità a Piazza Politeama il 28 novembre alle 17


"Libera e le associazioni che la costituiscono vogliono ancora credere in quello Stato che non rinuncia ad aggredire le mafie nel modo che si è dimostrato più efficace, colpendone i patrimoni illegalmente costruiti e destinandoli a fini sociali". Queste le parole di Umberto Di Maggio, coordinatore siciliano di Libera, che ha annunciato il lancio di "Niente regali alle mafie", una manifestazione a Palermo alla Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità a Piazza Politeama il 28 novembre alle 17.00 (e in contemporanea in tutte le regioni d'Italia). "Un'asta simbolica - puntualizza Di Maggio - in cui verrà denunciato alla cittadinanza che se quest'emendamento verrà approvato anche alla Camera dei Deputati, tutti i beni confiscati in attesa di assegnazione (celebre l'abitazione palermitana di Totò Riina in via Bernini ed il feudo di Polizzi Generosa confiscato a Michele Greco) verranno probabilmente svenduti, con buona pace di tutti i progetti di sviluppo, di riqualificazione e di restituzione sociale ai cittadini dei patrimoni sottratti alle mafie".

Partite come esperienze "di frontiera", sperimentate per la prima volta in Sicilia - e adesso presenti anche in Calabria, Puglia e Campania - oggi le cooperative "Libera Terra", realizzate sui beni confiscati alle mafie, hanno intrapreso un percorso deciso verso l'eccellenza delle produzioni. E' grazie alla tenacia ed alla forza dell'associazione Libera, la rete di movimenti e gruppi antimafia presieduta da Don Luigi Ciotti, che questo cammino è iniziato. Con quella raccolta di firme nel 1997 (più di un milione) avviatasi a Corleone quando l'Italia era in ginocchio dopo il periodo stragista in cui Cosa Nostra aveva dichiarato guerra allo Stato.
Oggi quel risultato, che andava a coronare il sogno di Pio La Torre di aggressione dei patrimoni sottratti alle criminalità organizzate e che è profondamente condiviso dalla rete dei familiari delle vittime uccise dalle criminalità organizzate, è seriamente minacciato dalla proposta di vendita dei beni confiscati. In questi giorni, in seguito all'emendamento in Finanziaria già passato in Senato, è cominciata la campagna per la rettifica della proposta che prevede la vendita degli immobili di cui non sia effettuata la destinazione entro i 180 giorni imposti dalla legge. E' noto come la complessità delle procedure e la carenza di risorse finanziarie per la ristrutturazione rendono molto difficile rispettare questi termini: la norma abolisce di fatto l'uso sociale dei beni confiscati e ne impedisce la restituzione alle collettività. E' compito di tutta la società civile una responsabile presa di posizione contro l'orientamento palesato in Senato: è facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss. La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale.

Sul sito www.libera.it e presso i locali della "Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità" a P.zza Politeama è possibile firmare l'appello 'Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra'. Tremila i firmatari nelle prime 24 ore di raccolta, per una mobilitazione come quella del 1995: "Tredici anni fa - si legge nell'appello a firma di Don Luigi Ciotti - oltre un milione di cittadini firmò la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96: si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente. Oggi quell'impegno rischia di essere tradito".

Partono i lavori per il parcheggio di via Don Giovanni Colletto

Al via i lavori del nuovo parcheggio di via Don Giovanni Colletto. Sono stati aggiudicati dalla ditta “Cartilora Empedoclina” con sede a Partinico. L’opera costerà circa 47mila euro. L’impresa dovrebbe consegnare i lavori entro la fine dell’anno.

Il nuovo parcheggio sorgerà tra l’Ospedale dei Bianchi, la scuola media “Giuseppe Vasi” ed il complesso di Santa Chiara.

«Il parcheggio - spiega il sindaco Nino Iannazzo – potrà contenere 60 auto e certamente contribuirà a decongestionare il traffico in via Don Giovanni Colletto ed a migliorare la vivibilità dell’intera zona. La vicinanza con l’ospedale favorirà l’utenza, cui guardiamo sempre con grande attenzione».

Questo è il secondo parcheggio che il Comune realizza nel giro di poco tempo. Solo qualche settimana fa, in concomitanza con la festa di commemorazione dei defunti, ne è stato inaugurato un altro (per 70 auto) proprio a ridosso del cimitero cittadino.

24/11/2009

L’addetto stampa
Monica Diliberti

MAFIA: CNEL, NO A VENDITA ALL'ASTA DEI BENI CONFISCATI


(ASCA) - Roma, 26 nov - L'assemblea del CNEL ha confermato oggi all'unanimita' quanto espresso nel proprio testo di Osservazioni e proposte sui beni confiscati alle mafie approvato il 29 marzo 2007 (relatori i consiglieri Paolo Annibaldi e Marcello Tocco), come cioe' sia assolutamente indispensabile mantenere l'asse portante della legge 109/96 che vieta la vendita dei beni confiscati e destina gli stessi ai Comuni, allo Stato, alla societa' civile, alle cooperative di giovani e di lavoratori. La vendita all'asta, proposta con un emendamento, presentato al Senato, alla legge Finanziaria per il 2010, e' decisamente da evitarsi.

L'Assemblea del CNEL ribadisce e ritiene necessario un intervento del Governo teso a rimuovere i problemi che sono emersi in questi tredici anni di vigenza della legge. In particolare e in sintesi sarebbe opportuno: assegnare ad una Agenzia, appositamente nominata presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il compito di gestire i beni confiscati dotando la stessa dei poteri, dei finanziamenti e del personale tecnico e specialistico in grado di assicurare, in tempi certi, che il bene confiscato sia definitivamente consegnato all'assegnatario, evitando cosi' le difficolta' nelle assegnazioni dei beni a fini sociali.

Epopea semiseria del sindaco di Chiusa Sclafani dal bronzeo viso.



Anno del Signore 2009. Chiusa Sclafani, Italia.

Le coordinate spazio temporali non bastando da sole a suggerirci il senso dell’assurdo che pervade la storia che vi racconterò.

Un sindaco, uno di quelli di un paese piccolissimo dove non succede mai niente e dove ogni briciola viene sezionata fino nelle più piccole parti per poterne trarre alimento. Dicevamo un sindaco di un paese piccolissimo, un giorno, esausto dopo aver passato l’intera mattinata a sudare sulle carte e sui permessi e sui regolamenti e giù al bar, torna a casa dalla moglie e dai figli appena rincasati da scuola.

La moglie ha già preparato il pranzo e l’intera sua residenza è occupata da un profumo di cose buone.

Dal posto a capo tavola, lì dove suole sedersi nell’attesa che tutto sia pronto sfogliando qualche pagina dell’Avvenire, il capofamiglia e capopaese, si alza, prende il pane, rende grazie con una preghiera di benedizione, lo spezza, lo da ai suoi familiari e recita in maniera lineare e senza sbavature che possano avere il sapore della genuinità il Padre Nostro.

Sedutosi, chiesto ai figli della giornata scolare e alla moglie della sua mattinata lavorativa, accende il Tg4 dove un preoccupato Emilio Fido sta annunciando, con faccia paonazza, l’ultima trovata di un magistrato pazzo, stavolta europeo. “La Croce deve essere tolta da ogni edificio che si dica pubblico” “Subito!”.

Rosso d’ira e con le labbra ancora sporche del sugo della prima forchettata di maccarroni, si volta verso quel quadro appeso nella stanza e circondato da alcuni ceroni da cui suo padrino, ovvero il Presidente del Senato Renato Schifani, lo guarda torvo. Butta via la bavetta, saluta con un bacio la moglie (sporcando di sugo anche lei) e corre come un forsennato verso le stanze consiliari. Un bisogno gli agita il cuore. Mettersi a capo della nuova crociata che metterà fine alla vergogna delle vergogne, l’abolizione del Cristo in classe, primo passo verso l’abolizione dell’ora di religione, dell’8 per mille, del Concordato, della neutralità delle banche svizzere, di tutto un sistema di valori che dai gloriosi tempi della gloriosa Dc sostiene l’apparato scheletrico della nostra, gloriosa anch’essa, nazione.

Entrato in comune, sedutosi alla scrivania, scrive in lettere di sangue (o di sugo, qui le fonti cominciano a differire)

MAI PIU’ CHIUSA SCLAFANI

AVRA’ SCUOLE, UFFICI, OFFICINE, BAR, SUPERMERCATI,

PUTIE, SALE DA BILIARDO, TABACCHINI, STUDI DENTISTICI, MA SOPRATTUTTO SCUOLE

NELLE CUI STANZE NON VI SIA IL CROCEFISSO

e scrivendo, comincia a ricordare e un dubbio atroce lo assale, e saettante come un fulmine gli lacera l’anima e lo tormeta e gli toglie il respiro. Il ricordo, dapprima flebile come la fiamma di una candela adesso forte come un incendio d’estate a Roccamena, di quella stanza di quella direttrice, peraltro altezzosamente antipatica e troppo cittadina nei comportamenti, di quella scuola in cui la croce, ahilei, non c’è.

A questo punto chiama il capo dei vigili urbani, gli espone il problema, ricevendo, con encomiabile spirito di asservimento e di dialettica interistituzionale, un “Obbedisco!”.

So che avete fretta di arrivare alla fine che avete da fare, ma la storia ha un’architettura classica e basta toglierne un pezzo perchè crolli il tutto e non ci si raccapezzi più.

Seguiamo a questo punto il verbale del vigile:

«Io sottoscritto Urbano Vigile, in sella alla mia Harley, con gli occhiali dei Chips, gli stivali dei chips, la chewing-gum in bocca già masticata dai Chips e il ciuffo un po’ da Chips, sgommando verso la scuola incriminata ivi trovo, vergognosamente rilassandosi alle 13:55 leggendo una lirica del perverso e precedentemente indicizzato Baudelaire, la suddetta direttrice che a guisa di sfida rivolge saluto di cortesia»

Avvisata l’apostata delle nuove leggi, il vigile penetra nella direzione e fra l’orrore della folla per l’occasione radunata in direzione, trova la stanza spoglia della croce.

Cercando di non svenire dal dolore, rivolgendosi alla direttrice con in mano la Bibbia aperta sulla prima pagina del Deuteronomio le consegna la multa da 500 euro e la marchia sull’abito Dolce e Gabbana (stilisti gay pertanto comunisti) con le lettere di color scarlatto PDL, acronimo della medievale formula Pericolosamente, Decisamente, Laica.

La storia è finita, amici, e io che in questi casi quasi mi vergogno a dire che di quel sindaco condivido profondamente fede e confessione, ho solo da dirvi due parole.

Quando le decisioni dell’anima cominciano ad essere vietate o imposte per decreto, in egual modo di lì a poco si assisterà ad un escalation di estremismi, che susseguendosi ci porteranno all’odio della diversità e alla religiosità più bieca e deforme. Non c’è più nessuno che non si sia macchaito di decisioni grottesche. Non ho più nessuna soluzione da proporre, dal mio piccolissimo pulpito, sulla questione della croce. Ho solo pena per quell’omino messo in croce, ucciso e dilaniato, reso ostaggio del cieco orgoglio e della peggiore ipocrisia. Ho pena perchè temo che un giorno, nella quotidiana bagarre fra crociati e iconoclasti, di quell’omino messo in croce ci si dimentichi il nome, e con esso, il senso.

Walter Bonanno