sabato 21 novembre 2009

Il pentito: contatti tra mafia, Berlusconi e Dell'Utri

INCIDENTI LAVORO: CANTIERI SOSPESI A CORLEONE, DUE DENUNCIATI

(AGI) – Palermo, 21 nov. – Blitz dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del lavoro di Palermo e della Compagnia di Corleone in due cantieri di ristrutturazione di civili abitazioni. In entrambi sono state riscontrate gravi violazioni che hanno reso necessario un provvedimento di sospensione dei lavori. Le principali mancanze sono state riscontrate proprio nell’ambito della sicurezza. I militari hanno infatti accertato la totale mancanza delle recinzioni e delle reti di protezione delle impalcature, la precarieta’ delle passerelle e delle scale nonche’ l’esistenza di argani costruiti del tutto arbitrariamente. Inoltre sono state verificate le posizioni d’impiego di tre dipendenti delle ditte esecutrici dei lavori ed e’ stato verificato che due di questi erano stati assunti in nero. Per i titolari delle imprese, entrambi di Corleone, e’ scattata la denuncia a piede libero alla procura di Termini Imerese per violazione della normativa in materia di igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro, per le quali sono previste ammende fino a 50 mila euro; contestate, inoltre, alle ditte e ai committenti delle opere, violazioni amministrative per circa 16 mila euro. Le attivita’ sono state sospese e non potranno ricominciare fino a quando non verranno regolarizzati i cantieri. I controlli, che andranno avanti anche nei prossimi giorni, sono finalizzati soprattutto alla prevenzione delle morti sul lavoro, molto spesso dovute al mancato rispetto delle norme di sicurezza. (AGI)

giovedì 19 novembre 2009

Beni confiscati alla mafia in vendita? Da Palermo a Corleone c'è chi dice "no"

I consigli comunali di Corleone e Palermo, insieme, per chiedere di fermare la scelta del governo nazionale di vendere i beni confiscati alle mafie.

L’iniziativa è di due esponenti del Partito Democratico Salvatore Orlando, consigliere comunale a Palermo e Dino Paternostro, consigliere comunale a Corleone, che hanno presentato nelle rispettive assemblee elettive un ordine del giorno con cui si esprime “la forte preoccupazione per l’introduzione di questa norma, che diventerebbe fonte di assoluta incertezza nell’utilizzo dei beni confiscati, ed elemento di indebolimento nella lotta alla criminalità organizzata”.

“Se questa norma entrasse in vigore si esporrebbero i sindaci a possibili pressioni mafiose per non assegnare i beni e metterli in vendita. E – aggiungono - le mafie hanno denaro sporco da ripulire, che utilizzerebbero per rientrare in possesso delle terre, delle case e delle aziende confiscate dalla magistratura e dalle forze dell’ordine”.

Con l’ordine del giorno, si chiede inoltre “al governo e al parlamento di ritirare la norma, che comprometterebbe in maniera rilevante e irreparabile l’impianto legislativo di contrasto alla mafia, che ha nella confisca dei beni, nella loro inalienabilità e nel loro utilizzo per finalità sociali uno degli strumenti più efficaci di lotta alla criminalità organizzata”.

“Nel 1996, proprio da Corleone e da Palermo partì la raccolta di un milione di firme per la legge di iniziativa popolare sull’uso sociale dei beni confiscati alla mafia, che divenne la Legge n. 109/96 – dicono Paternostro e Orlando -. È importante che ancora uan volta queste due città facciano sentire la loro voce”.

“Auspichiamo – concludono i due rappresentanti del PD – che anche negli altri comuni siciliani vi siano iniziative di questo genere, e confidiamo in una ampia convergenza capace di andare oltre le logiche degli schieramenti politici”(www.ulapino.it)

martedì 17 novembre 2009

Scuola, gli studenti occupano l'assessorato all'Istruzione


RACCUGLIA: SIULP, AD AGENTI PALERMO NON SOLO PACCA SU SPALLE

(AGI) - Roma, 16 nov. - “L’arresto di Domenico Raccuglia, nr. 2 di Cosa nostra, ad opera della squadra mobile di Palermo in collaborazione con lo SCO, e’ l’ennesima conferma dell’altissima professionalita’ degli investigatori palermitani e dell’intera Polizia di Stato. Ad affermarlo e’ Felice Romano Segretario Generale del Siulp il quale, senza nascondere la grande soddisfazione per l’eccellente risultato della Squadra Mobile palermitana, ribadisce come la guerra contro la mafia puo’ essere vinta ed oggi, con questo ennesimo duro colpo inferto all’ala dei corleonesi, si sono create tutte le condizioni per il raggiungimento di tale risultato. Per fare questo pero’, conclude Romano, occorrono le necessarie risorse che il Governo, a questo punto, ha il dovere di reperire in seno alla legge Finanziaria che sta per essere discussa alla Camera dei deputati. Non invertire oggi l’azione che il Governo sinora ha portato sulla sicurezza, che e’ stata caratterizzata solo dai tagli, significherebbe ridare ossigeno al cancro della mafia che, invece, come le professionalita’ della Polizia di Stato dimostrano, puo’ essere definitivamente azzerato. Un ultimo appello Romano lo lancia a favore dei colleghi che si sono distinti in questa brillante azione. Speriamo che a differenza di quanto avvenuto per l’arresto di Provenzano, per il quale i colleghi vantano ancora un credito di 20.000 ore non pagate, questa volta il Governo, attraverso il ministro dell’Interno, dimostri riconoscimenti concreti a questi valorosi colleghi e non la consueta pacca sulla spalla”.(AGI)

lunedì 16 novembre 2009

Mafia: Raccuglia aveva anche pizzini Trovati anche 130 mila euro e una mitraglietta

(ANSA) - PALERMO, 16 NOV -Il boss Mimmo Raccuglia, arrestato ieri, era solito utilizzare un block notes per appuntare, tra l'altro, nomi e cifre del pizzo. Il blocco, insieme a una trentina di pizzini, 130 mila euro in contanti, una mitraglietta e due pistole - una calibro 357 e un'arma svizzera - e' stato ritrovato in un grosso zaino che il boss ha lanciato dalla finestra quando ha tentato di sfuggire alla cattura. Nella sacca c'erano anche decine di guanti da chirurgo e numerosi proiettili.

Il Sindaco di Corleone parla dell'agricoltura - Fao, agricoltori in piazza a Roma contro la crisi del settore

ROMA (Reuters) - Contadini di diverse regioni, alcuni dei quali arrivati addirittura dalla Sicilia in trattore, si sono dati appuntamento questa mattina a Roma per protestare contro la crisi dell'agricoltura, in occasione del primo giorno del vertice Fao.

Da piazza San Giovanni a piazza Vittorio circa 1.500 contadini hanno sfilato con catene al collo, cappi, bare e campanacci per richiamare l'attenzione sulla crisi del settore.

"2012 fine del mondo, 2009 fine dell'agricoltura", diceva un cartello. Su un altro la foto del premier Silvio Berlusconi nei panni di Gesù, e sotto la scritta: "Cavaliere nostro che sei nei cieli, aiuta il Sud che il Sud ti ha già aiutato".

"Il problema di fondo è garantire loro un reddito", ha detto a Reuters Tv il sindaco di Corleone parlando degli agricoltori, che vogliono condizioni che consentano loro di "non dover sottostare a nessuna legge che non sia quella di mercato".

Circa 300 trattori sono arrivati a Roma dalla Sicilia stamattina dopo quattro giorni di cammino. Ma una volta giunti all'Eur, si sono sentiti dire che la partecipazione al corteo era autorizzata solo per tre di loro, cosa che ha suscitato momenti di tensione.

RACCUGLIA: ALFANO, FIRMERO' IMMEDIATAMENTE 41 BIS PER BOSS

(AGI) - Palermo, 16 nov. - "Firmero' immediatamente il 41 bis per Raccuglia non appena ricevero' il carteggio". Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano, oggi a Palermo, commentando l'arresto del boss di Cosa nostra Domenico Raccuglia. "Mi sono congratulato con grande trasporto col capo della polizia Manganelli per questo arresto e ringrazio anche la magistratura per il lavoro svolto. Nei 18 mesi di attivita' di governo e' grandissimo il numero di boss arrestati", ha aggiunto il ministro.

Chi è Domenico Raccuglia

Video Cattura Boss Domenico Raccuglia

Raccuglia, prima notte in cella Il boss: "Non ho niente da dire"

Palermo. "Non ho niente da dire". E' questa la risposta che il boss Domenico Raccuglia ha offerto subito dopo l'arresto al procuratore aggiunto Antonio Ingroia e ai sostituti Roberta Buzzolani e Francesco Del Bene. Quando i magistrati sono entrati nell'ufficio della squadra mobile dove il capomafia era in manette, lui si è subito alzato, ha fatto un cenno rispettoso di saluto, ma ha precisato che non intendeva rispondere ad alcuna domanda. Ha poi sussurrato: "Avete visto in che condizioni vivevo?".

Dopo 13 anni di latitanza, Domenico "Mimmo" Raccuglia ha passato la sua prima notte da arrestato in una camera di sicurezza della squadra mobile di Palermo. Intanto, i poliziotti della Catturandi e del Servizio centrale operativo hanno continuato ad esaminare i pizzini ritrovati ieri pomeriggio, nella palazzina di Calatafimi (Trapani) dove il boss si nascondeva. Assieme ai documenti c'erano 120 mila euro in contanti. All'esame degli inquirenti ci sono anche le due pistole e la mitraglietta di fabbricazione cinese che Raccuglia conservava in uno zainetto, lanciato dalla finestra al momento del blitz. Quelle armi potrebbero avere sparato in uno degli omicidi che negli ultimi mesi hanno insanguinato Partinico e Borgetto, i territori della provincia di Palermo su cui Raccuglia aveva esteso il suo controllo.

"Abbiamo arrestato un capomafia in piena operatività", ha detto il questore di Palermo Alessandro Marangoni alla conferenza stampa convocata ieri in tarda serata: "Questa è l'ennesima delle battaglie vinte, adesso bisogna vincerne altre, in vista della vittoria finale". Nella lista dei cacciatori della Catturandi c'è da qualche tempo anche Gianni Nicchi, il giovane boss che in tre anni di latitanza è già diventato il numero uno a Palermo. Al vertice di Cosa nostra resterebbe però il latitante trapanese Matteo Messina Denaro.


Per chi indaga non è un caso che Raccuglia si nascondesse in provincia di Trapani. "Adesso, speriamo che l'arresto di questo latitante possa indebolire Messina Denaro", commenta Antonio Ingroia. I magistrati contano di ottenere indicazioni importanti dai pizzini sequestrati al boss latitante, soprattutto per ricostruire i nuovi assetti dell'organizzazione mafiosa e gli affari su cui i boss avevano puntato.

Sotto esame i pizzini ritrovati nello zaino del numero due di Cosa nostra
di Salvo Palazzolo

Da una quindicina di giorni gli investigatori erano sulle tracce di Raccuglia. Seguendo alcuni favoreggiatori erano giunti alla palazzina di via del Cabbasino 20, nel centro di Calatafimi. L'immobile, che è di quattro piani, era apparentemente disabitato, ma di tanto in tanto la coppia di proprietari portava bidoncini di acqua o vivande. La svolta è arrivata venerdì sera, quando da una finestra è apparsa l'immagine di un televisore in funzione. I poliziotti avevano sistemato delle telecamere per riprendere ogni angolo della palazzina: ieri, hanno visto entrare la coppia dei proprietari, con un sacchetto. Pochi minuti dopo, marito e moglie sono usciti. E il televisore, al quarto piano della palazzina, è tornato ad accendersi.

In manette, assieme a Raccuglia, sono finiti i proprietari, entrambi incensurati: Benedetto Calamusa, 44 anni, e la moglie Antonia Soresi, di 38. Per loro l'accusa è quella di favoreggiamento.

Raccuglia verrà trasferito oggi in carcere. Deve scontare tre ergastoli, fra cui quello per l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito Mario Santo, che Giovanni Brusca voleva ricattare per indurlo alla ritrattazione. Raccuglia fu uno dei carcerieri del bambino.

Repubblica

MAFIA: LUMIA (PD), ARRESTO RACCUGLIA RISULTATO IMPORTANTE NELLA LOTTA A COSA NOSTRA

sen. Giuseppe Lumia



Palermo, 15 novembre 2009 – “L’arresto del boss Domenico Raccuglia, numero due di Cosa nostra, è un risultato importante nel contrasto alla mafia. La procura e la squadra mobile di Palermo hanno espresso grande professionalità, nonostante la scarsezza di risorse”. Lo dichiara il senatore del PD Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia.

“Raccuglia – aggiunge Lumia – era ai vertici di Cosa nostra. La sua cattura nel trapanese dimostra che aveva saldato il suo rapporto con Matteo Messina Denaro. Era un boss feroce e spietato sul piano militare, quanto attento sul piano economico e delle collusioni con settori della politica”.

“Adesso – conclude il senatore del PD – l’obiettivo deve spostarsi su Matteo Messina Denaro. Contro Cosa nostra si può fare il salto di qualità e provare a colpirla come non mai nella storia del nostro Paese. Le proposte ci sono. Bisogna avere il coraggio di attuarle e portale fino in fondo, costi quel che costi”.