sabato 29 agosto 2009

POLIZIOTTA PER AMORE


XXVII anniversario della strage di via Carini a Palermo in ricordo di Carlo Alberto Dalla Chiesa e di tutte le vittime delle mafie

"...Quando moriremo, andremo in Paradiso, perché l'Inferno l'abbiamo già vissuto..." - un agente di scorta -

SIULP - Sindaco Italiano Unitario Lavoratori di Polizia e Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie hanno il piacere di presentare

POLIZIOTTA PER AMORE
spettacolo teatrale di Nando dalla Chiesa interpretato da Beatrice Luzzi
giovedì 3 settembre 2009 ore 20,00

Teatro "Biondo" - Palermo
Posti gratuiti su prenotazione entro il 28 Agosto inviando un'email a palermo@libera.it_
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Il giorno successivo si terrà il convegno

Onorare la memoria per mantenere vivo l'impegno della "guerra" alla mafia

venerdì 4 settembre 2009 ore 10.00
Hotel La Torre - Mondello (Pa)

Libero Grassi, il ricordo 18 anni dopo La vedova: "Stato lontano dalla gente"

venerdì 28 agosto 2009

Saviano, la memoria per battere le mafie

TIPOLOGIE DELL’ANTIMAFIA (Salvo Vitale)



Ci sono vari tipi di antimafia: mi soffermo su alcuni:
1) L'antimafia di facciata, è la più diffusa: manifestazioni formali, commemorazioni in occasione di ricorrenze (nascite, morti, partecipazione ad eventi, intestazioni di strade, convegni ecc.). E' l'antimafia tutto fumo e niente arrosto, nel senso che basta impegnare pochi soldi (amplificazione, locale, spese di viaggio e di soggiorno per i relatori per promuovere l'immagine di un'amministrazione seriamente impegnata in questo campo, attraverso la diffusione della notizia sul giornale o in tv. Qualche presenza del politico di turno assicura più visibilità e più parole inutili. I risultati d queste attività sono pressocché nulli se non rafforzati da momenti di riflessione e da azioni d'intervento sul territorio. Da questa antimafia i mafiosi non si sentono disturbati, anzi condividono o promuovono la partecipazione di loro simpatizzanti alle iniziative, onde avere un alibi.
2) L'antimafia talebana: è quella di chi vede mafia e interessi mafiosi dappertutto, quella di chi su un saluto, su una parentela, su una frase avulsa dal suo contesto, scopre collusioni mafiose con i politici, loschi affari che nascondono chissà quali oscure trame. Si mettono assieme le più disparate notizie che possono avere una qualche connessione, per elaborare analisi indimostrabili, utili comunque a gettar fango sul proprio avversario politico o sul proprio nemico personale. Molti personaggi di primo piano, soprattutto a sinistra, hanno fatto parte di questa antimafia, finendo con il generalizzare in un unico calderone categorie sociali e persone che nulla avevano a che fare con la mafia. Personalmente ritengo di essere appartenuto anche io, in altri tempi, a questa categoria, quando, ai tempi di Peppino Impastato, ritenevo che "Scudo crociato- mafia di stato" o che " D,C.+P.C.I= mafia". C'erano allora certamente molti mafiosi nelle D.C. così come ora nell'UDC e nel PDL, alcuni anche nel PD, senza per questo dover concludere che tutti quelli che fanno politica sono mafiosi o collusi. "Se tutto è mafia niente è mafia", diceva Sciascia. E questa sorta di smania di trovare “connessioni mafiose” dovunque, ricorda per certi aspetti l’integralismo dei talebani afghani. Quindi due tipi di “talebaneria”: quella sincera e radicale, chiusa in una completa intolleranza e nel rifiuto totale del sistema, quella che utilizza o strumentalizza presunte collusioni come mezzi utili a qualche strategia politica. E qua passiamo già alla successiva tipologia,
3)l'antimafia strumentale: l'uso dell'antimafia come strumento per far carriera. Sciascia, a suo tempo, bollò come "professionisti dell'antimafia" anche Falcone e Borsellino, accorgendosi, solo molto più tardi e dopo la loro morte, di avere sbagliato bersaglio. Per un magistrato che cura particolari inchieste, è facile costruire una cornice in cui l'impegno personale si media con la carriera professionale. Anche il politico può servirsi di quest'arma con intelligenza, favorendo le associazioni antimafia, assegnando loro beni confiscati, plaudendo alle operazioni delle forze dell'ordine quando smantellano organizzazioni malavitose presenti sul proprio territorio, o esprimendo solidarietà nel caso di attentati. Sull’esistenza di un autentica volontà antimafia si può avanzare qualche dubbio, anche se non mancano risultati eclatanti.
4)L'antimafia passiva, che comprende una "maggioranza silenziosa", ostile alle prepotenze, desiderosa di vedere l'alba di una nuova Sicilia, ma che sopporta tutto e si adatta al sistema per mancanza di coraggio. “Pi amuri di la paci ognunu taci- e supporta la mafia in santa paci” , cantava Otello Profazio. Difficile catalogare come antimafia questa forma di accettazione passiva, specie quando è determinata dall’idea che nulla cambia o potrà cambiare l’attuale assetto di vita: non c’è miglior terreno di cultura della mafia che la conservazione dello stato di cose che ne costituisce il naturale brodo di coltura. Un passaggio più avanzato è l’accettazione determinata dalla paura: a nessuno piace subire la violenza, assoggettarsi al pagamenti del pizzo per evitare ritorsioni che possono arrivare alla rovina di un’attività. Lamentarsi non basta, ma c’è già qualche luce di ribellione, o comunque, di presa di distanza.
5) Più consistenza ha l'antimafia militante, cioè quella di coloro che dedicano il proprio tempo e la propria vita a lavorare per l'eliminazione di questo triste fenomeno del sottosviluppo meridionale: quella di coloro che vanno nelle scuole, che scrivono inchieste coraggiose su alcuni giornali, che creano associazioni e promuovono iniziative di formazione e di lotta, anche spontanee, contro chi usa il potere per ricattare la gente impedendole di scegliere liberamente il proprio futuro. E l’antimafia di amministratori che si attivano per utilizzare i terreni confiscati ai mafiosi, quella dei docenti che elaborano progetti di educazione alla legalità ( non sempre efficaci), quella dei pochi giornalisti pronti a rendere note le collusioni con la politica e i giri d’affari illegali, mentre gran parte dei loro colleghi preferiscono scaldare le sedie con inutili servizi sulle vacanze, sui prezzi, sull’enalotto, sui meriti e i miracoli del loro padrone e dei suoi amici, ecc.

La scelta dei giudici: spiegarsi con i libri

mercoledì 26 agosto 2009

Dalla Terra Madre alla Terra Padre


Un cerchio di pietre, al centro un fuoco che arde.
E’ notte, ed io sono immersa in un sogno.
Una vecchia dai lunghi capelli bianchi canta: le sue parole danzano nel fuoco come scintille, e volano in cielo. Nella stessa notte stelle cadenti e stelle volanti s’incontrano, si fondono e confondono a mezz’aria, pagliuzze d’oro nei miei occhi incantati.
“Ora ti rivelerò un grande segreto”, canta la vecchia.
“Un segreto, un grande segreto… Il corpo. Il corpo, sei tu: sei tu il corpo”, dice: e canta, serena, canta, la voce melodiosa ma sussurrante - canta.
“La vertigine che si è addensata improvvisa nel grembo di tua madre e nuotava nell’infinito, dapprima: tu.
Poi il contenimento, sempre più stretto fino a diventare massaggio morbido e poi contrazione, pressione affinché tu scivolassi fuori dolcemente ma con decisione. Tu.
Tu anche quel sentirsi perduta nel vuoto, di nuovo, e cercar di riempirlo di te, e riempirlo solo a patto di essere abbracciata, avvolta, contenuta: contenta, con-fusa.
Tu, che nuotavi finché non hai imparato a camminare, e poi nuotavi ancora, ma solo nei sogni.
Tu, che cercavi di spingerti lontano, sempre più lontano, alla ricerca di un orizzonte irraggiungibile.
Tu che cercavi di fuggire la con-fusione, e poi che ti ci ritrovavi immersa, nell’amore.
Tu, il corpo che conteneva e generava per questo, riempiendosi di vuoto e di pieno e poi ancora di vuoto e di pieno, senza tregua.
Tu, il corpo che ti dava la possibilità di generare anche con l’Anima, o con la Mente.
Tu che cercavi un senso in ogni cosa e ti facevi mille domande per tutto.
Il corpo sei tu: tu che ora sei al limitare di un’altra terra, forse la Terra di Mezzo.
Tu che senti come nel declino incombente c’è tutta la storia mai narrata di un sole che scivola tra i monti per spuntare da un’altra parte in un’alba mai vista, fiammeggiante.
Tu che vivi il presente, finalmente, e scopri segreti mai prima neppure sussurrati, e sai assaporarli, e aspirarne il profumo, e sentirli, con le orecchie, nel cuore, nel grembo, nelle viscere e con tutta la pelle, e parlarli, quei segreti, nella loro lingua muta, finalmente nota.
Il corpo. Sei tu.”
Danza, la vecchia ossuta, danza e sorride, e mai ho visto un’immagine così sensuale.
Danza, e prende per mano un uomo, lo trascina con sé, lo anima di se stessa – un uomo ossuto anche lui, severo, antico, mite, che le restituisce pienezza.
Mi sveglio, e il fuoco è ormai spento.
Smuovo la cenere, e mille piccole scintille prigioniere volano in alto, libere verso un’alba imminente, profumata di nuovo.

Daniela Thomas

I DIFFAMATI (Salvo Vitale) il 26.8.2009 alla Pizzeria Impastato si svolgerà un dibattito sul tema della diffamazione delle vittime di mafia


Premessa: il 26.8.2009 alla Pizzeria Impastato si svolgerà un dibattito sul tema della diffamazione delle vittime di mafia, presenti Roberto Saviano, Piero Grasso, Francesco La Licata. Questa nota vuole essere un contributo all’argomento.

In un suo libro Luciano Mirone li ha chiamati “Gli insabbiati”, “storie di giornalisti uccisi dalla mafia e sepolti dall’indifferenza”. Più recentemente Claudio Fava ha intitolato “I disarmati” il suo libro su tutti quelli che, con i loro poveri mezzi hanno provato a far la lotta alla mafia, trovandosi isolati sia da destra che da sinistra e stritolati dall’indifferenza. Potremmo chiamare “I diffamati” tutte quelle vittime di mafia sulle quali si è provato a gettar fango, in vita e subito dopo la loro morte. L’esempio di Peppino Impastato è forse il più eclatante:da attivista politico schierato all’estrema sinistra, a terrorista che era saltato in aria con la sua bomba. Lo schema della diffamazione non poteva essere migliore, tanto più che il pazzo voleva far saltare in aria gli operai che andavano a Palermo col primo treno. Addirittura, per Sciascia, “se di delitto di mafia si tratta, è un “delitto anomalo”. E solo perché c’era alle spalle un nucleo di compagni bene organizzato e deciso, la provocazione non è passata.

Vogliamo parlare di Beppe Alfano? Dopo la sua morte, scrive Mirone : “uno strisciante tam tam si diffonde con rapidità incredibile: Alfano è stato ucciso per questioni di donne o di debiti di gioco. Qualcuno parla addirittura di stupro di minorenni e al processo qualche avvocato lo ribadisce. Dice il pentito Maurizio Bonaceto: “Spesso, quando si verificava un omicidio nel barcellonese, veniva fatta girare la voce che si trattava di storie di donne, per nascondere la provenienza e la matrice mafiosa del delitto”.(pag. 247)

Ma passiamo a Mauro Rostagno: “Un delitto in famiglia” lo definì il giudice Garofalo, che curò le indagini per diverso tempo: Rostagno sarebbe stato ucciso a seguito di una sorta di triangolo amoroso che vedeva sua moglie Chicca Roveri essere amante del socialista Cardella, amministratore e finanziatore della comunità “Saman”: Rostagno drogato, scoppiato, sovversivo, forse ucciso dai suoi ex compagni di Lotta Continua o dagli stessi tossicodipendenti della comunità di Lenzi. Per avviare le indagini come delitto di mafia consumato dal mafioso trapanese Virga sono dovuti passare 22 anni e c’è voluta in mezzo la testardaggine del giudice Ingroia.

Vogliamo citare Giuseppe Fava? Sin dal primo giorno venne avviata una campagna di delegittimazione con la quale il giornalista veniva dipinto come donnaiolo, incallito giocatore di carte, ricattatore. Perquisita la casa di Fava, la sede de “I Siciliani”, sospettati gli stessi collaboratori di Fava. Indagini ferme per otto anni, fino a quando il pentito Giuseppe Pellegriti e dopo di lui Maurizio Avola non fanno precisi nomi di mafiosi facenti capo a Nitto Santapaola.

Su Mauro De Mauro è stato detto tutto: che era un fascista della decima Mas, che aveva scoperto l’inghippo dietro il delitto di Enrico Mattei, che sapeva molte cose del delitto Tandoy, (un commissario PS assassinato ad Agrigento), che era a conoscenza della preparazione del golpe poi fallito di Junio Valerio Borghese, che era rimasto vittima del mondo del traffico degli stupefacenti. Anche qua una catena di depistaggi, mai finita, per tenere lontana la mafia.

Potremmo continuare all’infinito: Placido Rizzotto, la cui fidanzata sarebbe stata amante del suo assassino Luciano Liggio, Cosimo Cristina, giovane giornalista che si sarebbe gettato sotto un treno per delusione amorosa, per arrivare a don Diana, che un’ottusa campagna di diffamazione ha tentato di far passare per prete mafioso. Perché questa è una delle regole cardini di Cosa Nostra nei confronti dei suoi nemici: la delegittimazione: è il primo gradino, fatto di fango, di calunnie, di voci messe abilmente in giro, spesso a conferma che tu se colluso con coloro che fingi di combattere: chi non ricorda la “stagione dei veleni” al Palazzo di giustizia di Palermo e le lettere del “corvo” contro Giovanni Falcone? Adesso qualcuno ci sta provando con Piero Grasso, reo di avere barattato la sua nomina a Procuratore Antimafia con la rinuncia a indagini che riguardassero i presunti rapporti tra Forza Italia e Bernardo Provenzano. Ma anche il procuratore Messineo, tenace e onesto, è entrato nel mirino dei diffamatori a causa di un suo fratello implicato in vicende di mafia. Per non parlare di Roberto Saviano che, nel suo ultimo libro, “ la Bellezza e l’inferno” accenna al calvario di menzogne, accuse indimostrate, illazioni, carognate, dette nei suoi confronti anche attraverso giornali nazionali. Il fango che viene ad arte diffuso, prima da “radio ombra”, poi dai mass media, diventa una sorta di cortina fumogena che allontana l’immagine reale e la sostituisce con quella dei comuni mortali, felici di coinvolgere nella propria mediocrità, nella merda e nella menzogna coloro che cercano di trasmettere un messaggio diverso e più nobile . La condanna a morte è l’ultima soluzione, quando i mafiosi si accorgono che non c’è niente da fare.


Salvo Vitale

lunedì 24 agosto 2009

TRUFFE CON AUTOSALONI: 5 ARRESTI A PALERMO

(AGI) - Palermo, 24 ago. - Una serie di truffe ruotava attorno all'attivita' di alcuni autosaloni della provincia di Palermo, gestiti in modo illecito secondo la Guardia di Finanza che a conclusione di un'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese ha arrestato cinque persone e notificato a una sesta la misura cautelare dell'obbligo di firma. Altri tre soggetti sono stati iscritti nel registro degli indagati.
Gli arrestati sono Michele Martino Giandalone, 36 anni, di Corleone, amministratore di fatto della societa' "Auto e Passioni srl" di Bolognetta; Carlo Zito, 34 anni, di Mezzojuso, dipendente della stessa ditta e dal 2008 legale rappresentante della "A&P Service srl" con sede a Bolognetta (PA); Simone Mistretta, palermitano di 27 anni, rappresentante legale della "A&P Noleggi srl" con sede a Palermo; Salvatore Ciro Assiria, 22 anni, di Marineo, collaboratore di Giandalone; Vincenzo D'Angelo, 38 anni, di Bolognetta, dipendente della "Auto e Passioni srl". Quest'ultimo ha ottenuto gli arresti domiciliari. Il gip Roberto Riggio ha infine imposto l'obbligo di firma a Franco La Porta, 52 anni, titolare di un'agenzia disbrigo pratiche a Lercara Friddi. I reati a vario titolo contestati sono associazione per delinquere, truffa, appropriazione indebita, rapina, tutti relativi alle attivita' di commercio di autoveicoli tramenite le societa' "Auto & passioni srl" di Bolognetta "Auto & passioni 2 srl", "A&P Service srl", "A&P Noleggi srl" di Palermo.