domenica 16 agosto 2009

L’ex cantina Kaggio di Riina sarà assegnata al Consorzio Sviluppo e Legalità


Qualche mese fa Dialogos e Liberainformazione, con l’inchiesta sui beni confiscati alla mafia nel corleonese, abbiamo attenzionato proprio il problema dell’ex cantina Kaggio confiscata a Riina e Brusca, ormai divenuto simbolo dello Stato che perde nei confronti della mafia. Quella cantina per anni simbolo del potere di Riina, produttiva, che dava lavoro quando c’era la mafia ma che appena è passata nelle mani dello Stato è stata chiusa e abbandonata. Oggi realmente un simbolo dello Stato sconfitto in una delle zone calde della Sicilia, sita nella strada provinciale che collega Corleone a San Giuseppe Jato. Prendiamo con entusiasmo la notizia battuta dalle agenzie stampa che in un vertice tra Prefettura di Palermo, Comune di Monreale e Consorzio Sviluppo e legalità si è deciso che l’ex azienda venga assegnata al Consorzio per creare un centro sperimentale per la valorizzazione dei prodotti agricoli. Un centro che può divenire volano di sperimentazione e per lo sviluppo agricolo della zona. Quindi non solo da supporto alle cooperative che gestiscono i beni confiscati ma a tutta l’economia. Il centro sicuramente sarà messo in rete con l’Università ed altri enti che possano davvero trasformare quel luogo a simbolo di uno Stato che non solo confisca i beni, ma li riutilizza a fini sociale e in questo caso per creare le basi per lo sviluppo economico dei nostri territori, permettendo anche di formare giovani e perché no dare lavoro a tanti altri. Nella nostra inchiesta auspicavamo proprio che il Comune di Monreale si decidesse finalmente ad assegnarlo al Consorzio, che in questi anni ha dimostrato di avere competenze, capacità e oculatezza nell’assegnazione dei singoli beni e nel trovare le risorse economiche per renderli funzionali: Un altro piccolo tassello si aggiunge al puzzle delle cose concrete che stanno davvero dando una serie di colpi alla mafia.


Giuseppe Crapisi

Gentile signor Luigi De Magistris:

1) lo Stato italiano, sarebbe a dire l'accentramento di potere nelle mani di una Elite immutabile ed inamovibile (la Monarchia), è stato sostituito 63 anni fa dalla Repubblica. Riformulo: significato territoriale a parte, la parola Stato è assolutamente fuori luogo per indicare la nostra Repubblica. Per STATO s'intende il governo di una ELITE. Per REPUBBLICA s'intende una gestione collettiva del BENE COMUNE. E' importante capire questo concetto: politicamente lo Stato italiano non esiste più da 63 anni, essendo stato sostituito dalla Repubblica Italiana.

2) sono però rimasti gli STATALI. Come niente fosse.

Ampliamo la visione per meglio capire: nell'antichità, quando non vi era alcuna sviluppata organizzazione pubblica, il concetto di Repubblica poteva pure limitarsi ad una mera forma di governo, i cui ruoli venivano democraticamente periodicamente redistribuiti. Con il sorgere dell'imponente Funzione Pubblica moderna, il concetto di Repubblica non avrebbe, però, dovuto prescindere dalla periodica redistribuzione dei suoi stessi ruoli (una proprietà collettiva, una autentica res publica) tra la popolazione abile e desiderosa di ricoprirli.


Dopo l'avvento della Repubblica, i docenti universitari umanisti, i filosofi, i giuristi, gli storici, i costituzionalisti, etc. avrebbero dovuto concepire e sviluppare LORO queste idee. Invece così non è stato e la società non è potuta evolvere. La CASTA degli STATALI (gente che permane fin per mezzo secolo nei "loro" posti fissi, accumulando un potere spesso perfino superiore a quello dei governanti) ha invece potuto continuare a fare il PROCIO (d'Ulissea memoria) comodo che ha voluto. Per questo, per responsabilità di STATALI che NON hanno fatto il loro dovere di scienziati politici, di ricercatori, etc. abbiamo dovuto attraversare periodi sempre più difficili, dagli anni di piombo, passando per le stragi di mafia, fino ad oggi.


Perché: quale valore possiamo attribuire
alla pretesa che scompaia la MAFIA PRIVATA
senza aver prima dissolto la MAFIA PUBBLICA?


Ebbene: il miglior Movimento dell'AntiMafia non è quello composto per buona parte da STATALI che combatte la MAFIA PRIVATA. E' invece quello composto da semplicissimi cittadini, persone qualunque come il sottoscritto, che s'impegnano come meglio possono, coi pochi mezzi di cui dispongono, a COSTRUIRE un NUOVO MONDO libero innanzitutto dalla MAFIA PUBBLICA! (E si badi che qualsiasi statale, foss'anche il più onesto, contribuisce a radicare l'antidemocratica ed antirepubblicana organizzazione basata sull'assunzione a vita). Quando la MAFIA PUBBLICA fosse rimossa, la MAFIA PRIVATA si dissolverebbe da sè.

Perché una società giusta, retta, basata sulla PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA, non darebbe alcuno appiglio e spazio alla criminalità.


Gentile signor De Magistris, le va di intraprendere, alla pari con gli altri cittadini, s'intende, questo nuovo percorso?


Danilo D'Antonio