venerdì 26 giugno 2009

MAFIA: MANCATA CATTURA PROVENZANO, SPUNTA NOTA "DEI SERVIZI"

(AGI) - Palermo, 26 giu. - Una nota riservata e anonima, ma attribuita ai Servizi segreti, mise i carabinieri, nel novembre del 1995, sulle tracce del boss nisseno Luigi Ilardo. Nel documento, finora inedito e prodotto dal pm Nino Di Matteo al processo Mori, Ilardo veniva indicato come il nuovo capo della mafia di Catania, al posto di Benedetto Santapaola: l'attenzione investigativa che a seguito di questa nota si concentro' su di lui fece cosi' indirettamente sfumare le sue possibilita' di tornare a incontrare l'allora superlatitante di Corleone Bernardo Provenzano, visto da Ilardo il 31 ottobre del 1995 a Mezzojuso (Palermo). Il capomafia di Caltanissetta era in realta' un confidente del colonnello dei carabinieri Michele Riccio, al quale aveva segnalato in anticipo l'incontro di Mezzojuso: secondo Riccio, il Ros aveva pero' deciso di non intervenire e proprio questo comportamento e' una delle contestazioni mosse all'ex comandante del Ros ed ex direttore del Sisde Mario Mori, imputato di favoreggiamento aggravato dall'agevolazione di Cosa Nostra, assieme al colonnello Mauro Obinu. Il documento prodotto dal pm, con il consenso della difesa, era stato inviato alla Procura nel 2002, proprio da Obinu. Oggi Di Matteo lo ha mostrato al comandante del Ros Giampaolo Ganzer, ascoltato in aula come testimone dalla quarta sezione del Tribunale di Palermo. Ganzer ha sostenuto di non conoscere la nota, ma ha spiegato che quel tipo di documenti proviene normalmente dai Servizi. (AGI)

Intesa Berlusconi-Lombardo, oggi la giunta

martedì 23 giugno 2009

MAFIA: CONFERMATO ERGASTOLO A PROVENZANO PER UN OMICIDIO


(AGI) - Palermo, 23 giu. - Confermati gli ergastoli inflitti ai boss di Corleone, Bernardo Provenzano, e al capomafia di Cerda Rosolino Rizzo, imputati dell'omicidio di Rosolino Miceli, ucciso a Valledolmo il 24 gennaio del 1987. La sentenza e' della prima sezione della Corte d'assise d'appello di Palermo, presieduta da Innocenzo La Mantia. Miceli fu assassinato perche' considerato un rapinatore che non obbediva alle regole e alle autorizzazioni imposte da Cosa Nostra: secondo l'accusa la vittima avrebbe chiesto il pizzo a commercianti e imprenditori senza il permesso dei boss e per questo fu eliminato.

lunedì 22 giugno 2009

In valigia 134 miliardi di bond falsi: mistero sui due asiatici fermati a Chiasso

MAFIA: PALERMO, BENI PER 2 MLN CONFISCATI A BOSS BUSCEMI

(AGI) - Palermo, 22giu. - La Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo ha disposto nei confronti di Girolamo Buscemi la confisca dei beni gia' sottoposti a sequestro, per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro. Buscemi era stato arrestato nel dicembre del 2002 in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Palermo quale esponente di spicco della famiglia mafiosa di Passo di Rigano e Boccadifalco. L'uomo, in particolare, e' intervenuto per l'aggiudicazione di subappalti da parte di imprese riconducibili ad affiliati di Cosa nostra, mantenendo molteplici contatti con altri esponenti mafiosi finalizzati alla gestione illecita di forniture per appalti pubblici. L'ingente patrimonio confiscato sulla base delle risultanze investigative prodotte dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Palermo, e' costituito dal capitale sociale e dal complesso di beni aziendali della "Scavi e Costruzioni di Buscemi Girolamo e c. S.a.s.", con sede a Palermo; da una villa con un terreno di 1.300 mq a Partinico, in localita' Bellacera; da una lussuosa villa con piscina di 300 mp a tre elevazioni, a Palermo, in localita' Gebbia di Baida, in via Ruffo di Calabria, con circostante terreno di 3 mila mq. A carico di Buscemi e' stata disposta anche l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di tre anni. Nell'operazione "Ghiaccio" i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Palermo avevano eseguito 27 ordini di custodia cautelare nei confronti di altrettanti affiliati a Cosa nostra, responsabili di associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni ed altro. Ulteriori 13 provvedimenti erano stati notificati a persone gia' detenute. L'operazione, aveva interessato il "mandamento" palermitano di Brancaccio, consentendo di ricostruire la struttura associativa del clan, documentandone l'attivita' estorsiva, le infiltrazioni nel campo dei lavori pubblici e nel campo del traffico dei stupefacenti, e di tracciare un'aggiornata mappatura delel cosche operanti nel territorio palermitano.