venerdì 1 maggio 2009

EPPUR SI MUOVE!


Pistoia, 27/04/09

La coscienza dei cittadini si sveglia anche nelle piccole realtà.

Davanti a grandi e partecipatissime manifestazioni di piazza contro la criminalità organizzata, è inevitabile provare un senso di soddisfazione e speranza. Ma quando si pensa alle piccole realtà dei paesi, delle ristrette comunità, chiuse nella loro indifferenza di ogni giorno, viene da lasciarsi andare allo sgomento, e da pensare che sia inutile anche solo provare a introdurre temi sociali come l’antimafia in tali contesti.

La parrocchia di Gello, a Pistoia, ci ha provato. Una parrocchia piccola, di campagna. Ha organizzato una Cena della Legalità, con i prodotti delle cooperative che aderiscono a Libera, con lo scopo di far conoscere questa associazione e di sensibilizzare ai temi che essa promuove. Quante possibilità c’erano che suscitasse interesse? Qualcuna.

Ma nessuno, né gli organizzatori, né tanto meno il coordinamento di Libera Pistoia, invitato a partecipare, poteva aspettarsi un numero come 115 persone a tavola, più una ventina di volontari, per la stragrande maggioranza sotto i 20 anni, fra servizio ai tavoli e cucina.

Una mobilitazione così è difficile sperarla in contesti come questi. Allora aveva ragione Don Diana quando parlava della necessità che anche le realtà ecclesiastiche, anche le più piccole, prendessero posizione nei confronti del fenomeno mafioso con coraggio e determinatezza.

Tanti giovani, venerdì 17 aprile, erano presenti alla cena, o come volontari o a mangiare i prodotti che sanno di Legalità. Tanti giovani che hanno ascoltato le parole di Alessandra Pastore, referente di Libera Pistoia, che ha parlato di Libera e di antimafia. Gli stessi giovani che saranno gli adulti di domani, ma che, soprattutto, sono l’OGGI. E questo è un gran bel presupposto.

I fondi raccolti nella cena saranno devoluti alle cooperative di Libera Terra.

Amanda Dabizzi

Commento su Facebook sulla mia lettera: Siamo davvero tutti Pino Maniaci

"Hai perfettamente ragione ma oltre ai giornalisti, ci sono i notai, farmacie, sono tutte professioni chiuse alle quali puoi accedere ma se non hai il "paparino" che fa lo stesso mestiere, difficilmente riesci ad emergere e a fare carriera. Senza parlare poi dei costi che il cittadino sostiene; in Inghilterra costituire una srl costa poco più di 300 euro, in italia più di 2000 euro, dove molte delle spese sono notarili. La verità, secondo me, è che viviamo in una società dove chi governa (che non sono solo i politici, ma anche tutte le lobby) vuole ancora controllare, vuole mantenere "il confine" tra le classi sociali vivo. Non ce ne accorgiamo, ma in quella linea di confine, quando ci arrivano, molti giovani sbattono e rimbalzano perchè ogni passaggio dall'altra parte è sempre pericoloso per la società, destabilizzante. Il rischio è che si rompano gli equilibri, iil rischio per molti è quello di perdere privilegi e per noi è ancora più grosso perchè potremmo ritornare ad essere quello che eravamo e non avere la possibilità nemmeno di dirle certe cose. E allora spesso l'unico passaggio consentito oltre il confine è economico, nel senso che lo si permette ad una persona che fondamentalmente si accontenta dei soldi e non guarda più dall'altra parte anche se nei fatti vi rimane o che non ha nessuna voglia di pensare agli altri, a quelli che sono dall'altra parte. E allo stesso modo qualsiasi forma di espressione, non filtrata, non controllata, non etichettata, non canalizzata, diventa destabilizzante. Qualsiasi "forma" giornalistica "fuori" dal contesto diventa un problema perchè potrebbe essere ascoltata dalla gente, potrebbe rompere l'equilibrio. Anche la mafia, secondo me, serve ad equilibrare, a mantenere, a soffocare. Questo equilibrio lo sosteniamo e paghiamo tutti perchè spesso quello che diciamo e scriviamo non serve a nessuno se non a pulire le nostre "colpe" mentre ci accontentiamo, ad appagare la voglia di protesta di alcuni senza un riscontro pratico mentre in realtà chi lotta veramente è fondamentalmente lasciato solo. Anche queste parole non hanno un peso e aiutano a mantenere l'equilibrio perchè non hanno un "peso sociale", non contano e forse nemmeno le tue. E allora bisognerebbe pensare ad uno stile di vita diverso a dare praticità a quello che diciamo, a protestare praticamente, ad imparare a dire la verità, quella che è nascosta dentro di noi, senza i filtri che la società ci ha inculcato, rischiando anche di rompere "l'equilibrio che ci conviene", l'equilibrio che ci ha spostati dal nostro punto di partenza ma che non ci lascia liberi di spaziare ovunque, che non ci mette in competizione realmente con l'altro, perchè c'è un potere più in alto che gestisce la competizione con regole ingiuste e penalizzanti per alcuni e che soprattutto non lascerà liberi i nostri figli di essere, di esprimersi e di diventare quello che sono realmente."

Nino Montalbano

giovedì 30 aprile 2009

Processo a Pino Maniaci: L'ODG siciliano e' parte civile

Siamo tutti Pino Maniaci


Per l'8 maggio è stato fissato il processo contro Pino Maniaci che dirige Tele Jato,emittente che trasmette nella zona calda del corleonese e dello Jato. Pino Maniaci è accusato dalla Procura di Palermo per esercizio abusivo della professione di giornalista. Praticamente come anche noi di Dialogos Pino Maniaci non è iscritto all'albo dei giornalisti. Albo che è praticamente chiuso e che lede la Costituzione in quanto limita la libertà di espressione. I giornalisti si dividono in giornalisti professionisti e pubblicisti, ma sapete come si diventa pubblicisti? Basta seguire delle partite di calcio per una testata, per un certo periodo, e scrivere per loro dei piccoli pezzi. Dopo avere preso la patente sei abilitato a parlare, scrivere insomma fare il giornalista. Mentre Pino Maniaci come tantissimi altri praticamente che fanno informazione quotidiana, che si schierano contro la mafia e denunciano i problemi dei cittadini vengono perseguitati in nome di una legge incostituzionale. Chiedo a tutte le forze politiche e sociali di stare vicino a Pino Maniaci ma anche e soprattutto di liberalizzare e smantellare la casta dei giornalisti approvando delle norme giuste. Fra alcuni giorni saremo a Cinisi per ricordare Peppino Impastato, nemmeno lui aveva il tesserino di giornalista, come noi, come Pino Maniaci. Allora ditelo che in questo paese siamo in un regime controllato e dove non si è liberi di potere esprimere il proprio pensiero, dove la voce la devono avere chi possiede i mezzi per farsi sentire e chi ha potere politico o sociale come la mafia. In nome di una lunga storia ,a cui Dialogos appartiene, di informazione libera e indipendente chiediamo con forza di condannarci tutti o di sancire il diritto di fare informazione, perchè complice di Pino non è soltanto il direttore Orioles ma lo siamo tutti. Anzi siamo tutti Pino Maniaci.

Il Presidente del Circolo

Corleone Dialogos (ARCI - Libera)

Giuseppe Crapisi