martedì 24 marzo 2009

Siamo proprio sicuri che tutti i fascismi siano scomparsi


Il 27 aprile del 1937 moriva Antonio Gramsci. Perseguitato e imprigionato, dal regime fascista per le sue idee politiche, in carcere ha continuato a scrivere e a studiare.”

I quaderni del carcere” raccolgono tutte le sue riflessioni, le idee e gli appunti.

In questo piccolo spazio, ci piace ricordarlo nel tempo dei suoi affetti, quando, nella solitudine della cella, scriveva ai figli, alla moglie, alle persone care.

“Carissima Tania,

e così l'anno è cominciato. Bisognerebbe fare dei programmi di vita nuova, secondo l'usanza; ma per quanto abbia pensato, un tale programma non sono riuscito ancora a combinarlo. E' stata questa una grande difficoltà sempre nella mia vita...Nelle scuole elementari ogni anno di questi tempi assegnavano come tema di componimento la questione.”Che cosa farete nella vita”. Questione ardua che io risolvetti la prima volta, a otto anni, fissando la mia scelta nella professione di carrettiere....Sono rimasto fedele a questo indirizzo anche l'anno successivo, ma per ragioni estrinseche. Se fossi stato sincero, avrei detto che la mia più viva aspirazione era quella di diventare usciere di pretura. Perché? Perché in quell'anno era venuto al mio paese come usciere della pretura un vecchio signore che possedeva un simpatico cagnetto nero, sempre in ghingheri....

Cari Delio

mi è piaciuto il tuo angoletto vivente coi fringuelli e i pesciolini. Se i fringuelli scappano dalla gabbietta, non bisogna afferrarli per le ali o per le gambe, che sono delicate e possono rompersi o slogarsi, occorre prenderli a pugno pieno per tutto il corpo, senza stringere...Io da ragazzo ho allevato ho allevato molti uccelli e anche altri animali....

Caro Giuliano,

hai visto il mare, per la prima volta.

Scrivimi qualche tua impressione.

Hai bevuto molta acqua salata facendo i bagni?

Hai imparato a nuotare? Hai preso dei pesciolini vivi e dei granchi?

Io ho visto dei ragazzetti che prendevano dei pesciolini nel mare con un mattone bucato (ad aria), ne avevano riempito il secchiello”.

Carissima Giulia,

puoi domandare a Delio, da parte mia, quale dei racconti di Puskin ami di più. Io veramente ne conosco solo due. Il galletto d'oro e Il pescatore....(AntonioGramsci,L'albero del riccio, Editori Riuniti, 1975.)

Ci chiediamo oggi che ne è di tutti i fascismi, di tutte le persecuzioni.

Siamo sicuri che siano definitivamente scomparsi?

“Non sentite l'odore del fumo?” E' una poesia di Danilo Dolci( sociologo, filosofo e poeta, scomparso nel 1997) che dà il titolo, anche, ad una raccolta di poesie, edite da Laterza, nel 1972.

“Sono stati documentati in Europa

11500 campi nazisti di concentramento.

Annoiano, fanno ridere

i padri quando raccontano la loro guerra.

ma milioni milioni di persone non sanno ancora

mentre i fascismi rigerminano

e non solo a botte e parole.

11500 campi hanno il cartello

e tutti gli altri?

E i grandi campi, i campi di oggi/

con i fiorellini di plastica sotto il neon

“Democrazia”?

Ciascuno umilmente si informi

umile ma responsabile riferisca a chi non sa:

dai campi con i cartelli a quelli nuovi, più ipocriti,

Auschiwitz sta figliando nel mondo,

non sentite l'odore del fumo?

I figli pur diversi gli somigliano.”(Danilo Dolci)

Antonia Arcuri

E sul blog il genero di Totò si difese

lunedì 23 marzo 2009

Il Video di Corleone Dialogos sulla Giornata della Memoria e dell'Impegno



Riciclaggio, interrogato a Bologna Ciancimino jr

I giudici della Corte d'appello di Palermo interrogano a Bologna Massimo Ciancimino, imprenditore figlio dell'ex sindaco mafioso Vito Ciancimino, imputato di tentata estorsione, riciclaggio e fittizia intestazione di beni. In primo grado, Ciancimino è stato condannato a 5 anni e 8 mesi. A Bologna, sta ricostruendo gli intrecci finanziari di alcune società in cui suo padre Vito avrebbe investito denaro

Massimo Ciancimino interrogato stamani dal Pg Angela Tardio ha ricostruito ai giudici della corte d'appello di Palermo la composizione della società del Gas che è stata poi venduta a imprenditori spagnoli. Proprio su questa compagine si basa gran parte dell'inchiesta per riciclaggio. L'imputato ha collocato i soldi investiti dal padre, Vito Ciancimino, nella quota riferita alla famiglia Brancato, che in questo processo si è costituita parte civile.

Ciancimino junior ha sottolineato al pg che l'interlocutore del padre in questi investimenti "occulti" erano proprio di Brancato. Dalle domande dell'accusa è emerso che la società avrebbe avuto, dopo la vendita agli spagnoli, una disponibilità di cassa con tre milioni di euro in contanti. Secondo Ciancimino un milione e mezzo sarebbe stato consegnato all'avvocato Gianni Lapis, anche lui imputato in questo processo, e un altro milione e mezzo alla signora Brancato. Alla domanda del pg per conoscere a cosa sarebbero servite queste somme, Massimo Ciancimino non ha voluto rispondere, facendo intendere che vi sono indagini in corso da parte della procura.

In apertura dell'udienza il pg ha prodotto ai giudici nuovi verbali di interrogatorio di Lapis e dell'avvocatessa Giovanna Livreri resi entrambi nelle scorse settimane ai pm di Palermo. Il processo in primo grado si era chiuso il 10 marzo 2007 con la condanna di Massimo Ciancimino a 5 anni e 8 mesi per riciclaggio, intestazione fittizia di beni e tentata estorsione, inoltre Gianni Lapis e l'avvocato Giorgio Ghiron, (5 anni e 4 mesi inflitti aentrambi), e alla madre di Ciancimino, Epifania Scardina, condannata a 1 anno e 4 mesi. Per l'accusa il tributarista e l'avvocato erano incaricati di gestire illecitamente per conto di Massimo Ciancimino l'immenso "tesoro" di suo padre don Vito, morto nel 2002.

(23 marzo 2009)www.palermo.repubblica.it

domenica 22 marzo 2009

Napoli 21 marzo 2009 in 150 mila si sono stretti ai familiari delle vittime della mafia

Guarda album fotografico della giornata

Guarda Video di Alessandra Clemente


Noi di Dialogos siamo partiti alle ore 16:00 del 20 marzo 2009 da Piazza Falcone e Borsellino di Corleone con un pullman di linea che ci ha portato fino a Palermo. Le previsioni meteo mettevano freddo e neve nel centro sud, ma eravamo tutti lì all’appuntamento, segno di come questa traversata era sentita da tutti noi. Arrivati al porto di Palermo abbiamo visto quanti ragazzi stavano per partire e andare a Napoli per essere presenti alla XIV Giornata della Memoria e dell’Impegno organizzata da Libera. La nave siciliana è stata organizzata da Libera Palermo, dove c’erano gruppi di gran parte della Sicilia. Dopo che il gruppo Corleone, formato da noi di Dialogos, dai rappresentanti del Comune di Corleone con il Sindaco Iannazzo, il Presidente del Consiglio Lanza, i consiglieri Bruno, Iaria e Marino, i Vigili Urbani, i rappresentanti del Laboratorio della Legalità e della Coop. Lavoro e non solo, si è unito, ci siamo imbarcati per questa notte di traversata che da Palermo ci portava verso Napoli. Oltre a noi sulla nave c’erano gli studenti dell’Istituto secondario Don G. Colletto. 84 corleonesi su 500 siciliani, una bella rappresentanza! Una notte in nave, in cui tutti insieme abbiamo passato la serata cantando canzoni e coinvolgendo anche alcuni operai napoletani. Ma anche un momento in cui i ragazzi di Libera Palermo hanno incontrato i professori delle diverse scuole della Sicilia per spiegare il programma del 21 marzo e come relazionarsi con gli studenti. Siamo sbarcati a Napoli all’alba e così con un lungo corteo siciliano, siamo andati dal Porto di Napoli fino a Piazza Diaz dove iniziavano ad arrivare i circa 150 mila, che si sono stretti intorno ai familiari delle vittime delle mafie. Emozionante vedere gli studenti Napoletani che come vittima di mafia adottata hanno scelto il corleonese Bernardino Verro. Dialogos è salita due volte sul palco di Libera a Napoli, una volta con il Comune di Corleone dove il Sindaco Iannazzo ha salutato la piazza soffermandosi sul video spot di Libera sulla giornata in cui il primo nome ad essere menzionato è quello del piccolo corleonese Giuseppe Letizia vittima anche lui della mafia che uccide. Poi Dialogos è risalita sul palco come presidio di Libera a Corleone e io, in qualità di Presidente, ho detto che Dialogos insieme alle cooperative rappresenta Libera a Corleone e siamo a Napoli anche come inviati speciali di Liberainformazione, per raccontare la traversata Palermo – Napoli. Grandi emozioni nel sentire il caloroso applauso della piazza che ascoltava le nostre umili parole. Dunque è iniziato il lungo corteo che ha attraversato Via Caracciolo per dirigersi in Piazza Plebiscito. Un corteo di mille colori, di centinaia di migliaia di volti siciliani, calabresi, piemontesi, campani, insomma italiani, ma anche stranieri immigrati e non solo. Alla testa del corteo i familiari delle vittime stretti dai giovani volontari che hanno fatto un cordone di solidarietà che mano nella mano li circondava, perché come dice Don Ciotti la giornata è sì della memoria e dell’impegno, che deve essere 365 giorni l’anno, ma è anche stare vicino a chi ha perso il proprio caro per mano mafiosa. Nel corteo ho incontrato Rosanna Scopelliti figlia del magistrato Antonio Scopelliti, ucciso in Calabria dalla mafia siciliana e calabrese, e con lei ho fatto due chiacchiere. Le ho chiesto che significato avesse per lei questa giornata del 21 marzo e lei mi ha risposto con molta semplicità e serenità che: “come ogni anno si sente il bisogno di stare vicini agli altri familiari ed è importante che la gente sia con noi. Sono grata al movimento “Ammazzateci tutti” nel quale ho trovato conforto. Allo Stato chiedo di starci vicino e chiediamo verità e giustizia, infine che i politici facciano la loro parte. Esecutori e mandanti dell’omicidio di mio padre ucciso 18 anni fa, non sono ancora in carcere per questo omicidio. La magistratura è ferma ma non per colpa sua”. Tra i tanti amici abbiamo incontrato Pino Maniaci direttore di Telejato con il quale siamo stati anche sulla nave di ritorno da Napoli. Tantissimi gli enti locali che hanno partecipato con Avviso Pubblico, ma fa sempre un certo effetto vedere il gonfalone del Comune di Corleone. Durante il corteo si ripetevano i nomi delle tantissime vittime di mafia, ricordando anche quelle che ufficialmente non sono nella lista, ma che potrebbero esserci. Arrivati in Piazza Plebiscito c’è stato il caloroso saluto di alcuni familiari delle vittime come Alessandra Clemente figlia di Silvia Ruotolo uccisa con il figlio Francesco dalla Camorra. Il saluto anche da parte degli immigrati africani che sono a Napoli, anche loro vittime della Camorra e che hanno detto il loro no alla camorra e al razzismo. Sul palco anche i rappresentanti delle vittime di mafie estere, da quella russa a quella turca. Ha concluso Don Ciotti che ha voluto ribadire il concetto che non bisogna confondere legalità e giustizia e che la Costituzione nella prima parte non va modificata. La lotta alla mafia inizia con il dare il lavoro e che la lotta alla mafia è dare diritti e dignità concreta ai cittadini. Il suo pensiero è andato proprio ai familiari delle vittime di mafia e ha ricordato anche le vittime del dovere e del terrorismo, tutti morti per la democrazia senza distinzione. Ognuno di noi deve fare il suo dovere. Nel pomeriggio dopo i dibattiti abbiamo ballato e cantato sulle note dei numerosi gruppi che si sono esibiti in Piazza Plebiscito. Alle 19:00 fine della nostra giornata di primavera e a malincuore lasciamo la piazza mentre Fabrizio Varchetti l cantava la sua canzone Testimoni di Giustizia dedicata a Rita Atria. Così tutti insieme abbiamo detto ciao Napoli e ci siamo imbarcati per il viaggio di ritorno pieni di emozioni, sensazioni, più saggi e con maggiore consapevolezza che dal 22 marzo bisogna continuare il nostro impegno.

Giuseppe Crapisi

In 150mila contro le mafie e per i diritti