venerdì 13 marzo 2009

A proposito di quel sacerdote palermitano appartato con un giovane...


Ho letto sui quotidiani locali e anche su “Città nuove” la notizia del giovane parroco sorpreso di notte da una volante della polizia mentre era appartato con un altro giovane in atteggiamento intimo. “La Repubblica” ha dato spazio anche alle voci di alcuni parrocchiani, alcuni scandalizzati da un simile comportamento, altri, a difesa del parroco, che dicono che non può essere vero, che sarà una bufala carnevalesca, che il parroco è tanto buono e onesto che non può mai aver fatto ecc. ecc. Il fatto pare sia accaduto qualche mese addietro, ma la ghiotta notizia è rimbalzata agli onori della cronaca solo ora, dopo che il parroco, insegnante di religione al liceo Umberto, è stato rimosso dall’incarico e anche dalla parrocchia di Regina pacis, a Palermo. “La Repubblica” riporta anche, molto in breve, una notizia invece riportata in dettaglio da “Città nuove” riguardante un altro episodio relativo allo stesso prete: tempo fa la famiglia del noto ex esattore siciliano Ignazio Salvo, tutt’altro che morto in odore di santità, anzi condannato per mafia e poi ammazzato, aveva donato alla chiesa Regina pacis, dove il prete suddetto era parroco, un confessionale con tanto di targhetta-ricordo dell’onorato congiunto. Senza che il parroco, evidentemente, trovasse niente da ridire.

Questo il fatto, su cui vorrei esprimere ora il mio commento personale.


  1. Preti e suore sono, secondo me ma non solo, uomini e donne, e come tali capaci di provare sentimenti e pulsioni tipici degli esseri umani. Quale disumanità invece muove chi vorrebbe che essi si disincarnassero al punto da non averne? Il celibato, voluto dalla chiesa cattolica e non anche dalle altre chiese cristiane (protestanti, anglicana, ortodossa) e introdotto definitivamente col concilio di Trento, è una scelta rispettabilissima e validissima appunto quando è una scelta, non quando è un’imposizione subita come un giogo.

  2. La sessualità ha per me, ma non solo per me, ampio diritto di cittadinanza, sia essa di marca etero o omosessuale. In altre parole: io non posso giudicare se una persona fa bene o fa male, pecca o non pecca, se pratica una sessualità che può anche non corrispondere ai miei gusti. Credo che nessuno possa erigersi a dettare norme a nessun altro in questo campo, assolutamente fondato su scelte o propensioni naturali assolutamente personali.

  3. Il prete è stato rimosso dal suo incarico di lavoro (insegnamento della religione) presso il liceo Umberto. Certo, essendo gli insegnanti di religione scelti dalla curia (ma pagati dallo Stato!), non ci si poteva aspettare altro.

Ma perché ritenere il prete in questione indegno moralmente, e quindi allontanarlo dal contatto con i giovani? Non mi sento di condividere chi reputa sia pericoloso che una persona, dotata di pulsioni sessuali, possa insegnare. Ogni insegnante sarebbe allora pericoloso? Un insegnante uomo di tendenze eterosessuali sarebbe un potenziale pericolo per le studentesse liceali? E un’insegnante donna, eterosessuale, potrebbe essere una potenziale seduttrice di studenti? Sarebbe assurdo. Ma, guarda caso, questi discorsi (sulla immoralità e pericolosità) si caricano di un’aggravante se si tratta di omosessualità. Intanto, nella mente di molti, si fa spesso e in maniera quasi automatica il passaggio potenziale dal concetto di omosessualità a quello di pedofilia, cose assolutamente diverse ma spesso ignorantemente accomunate.

Nel caso specifico, a parere di molti, la situazione del prete (oltre che “grave” in sé in quanto trattasi di un uomo che ha contravvenuto alla sua promessa di celibato) si “aggrava” ancor di più in quanto trattasi di omosessualità. In fondo, molto in fondo, si finisce con l’avere indulgenza nei confronti del prete che mette incinta la sua clandestina compagna (altro fatto successo anni addietro a Palermo) e che sceglie, anche se gli costa la gogna mediatica, di accettare quella gravidanza e di mettere su famiglia con la sua non più occultata fidanzata. Non sarebbe stata molto più riprovevole l’idea di un eventuale aborto? Alla fine trionfa l’amore, la coppia (etero!), e con figli!

Ma il poveretto in questione, il prete dell’ultima ora, schiaffato sui giornali con fotografia, nome e cognome, indirizzo e codice fiscale, che va cercando? Pratica un sesso che non ha fini procreativi nemmeno potenziali. Quindi... al patibolo mediatico!

  1. Si dirà: era un prete, ed entrando nella Chiesa (cattolica, specifichiamo) sapeva di doversi attenere a una precisa promessa, quella del celibato.

Voglio ora tralasciare il fatto che anche nell’ambito della chiesa cattolica da più parti viene messo in discussione il celibato. Su questo argomento sarebbe bene che qualche prete che sostiene questa posizione (ce ne sono e qualcuno lo conosco) potesse esprimere molto meglio di come potrei farlo io il perché di questa messa in discussione.

Voglio solo attenermi alla promessa che, intimamente accettata o meno, è stata comunque fatta. Ma vorrei che in cuor suo, nel chiuso della propria mente (per carità, in assoluto privato, non esposto alla gogna mediatica!) ognuno si facesse un esame di coscienza e confessasse (solo a se stesso!) se ha mai contravvenuto a una promessa. Una per tutte: quella di essere fedele al proprio coniuge. Eppure ognuno sa, sposandosi religiosamente, di fare promessa di fedeltà. Ma certo è più facile essere indulgenti con se stessi e le proprie debolezze e mettere alla berlina le debolezze altrui. Ergerci a giudici di un comportamento privato altrui ci dà un patentino ulteriore di moralità. Perché appunto, si potrà pensare, se chi giudica avesse il carbone bagnato ci penserebbe due volte prima di puntare l’indice sugli altri. Quindi se giudica severamente gli altri vuol dire che il suo comportamento sarà irreprensibile. Mi risparmio commenti personali su questo automatico sillogismo. Valga per tutti la serafica frase di Gesù “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. In fondo solo della prima pietra si trattava, già la seconda avrebbe potuto scagliarla chiunque, anche chi aveva peccato. Ma la prima, solo la prima, non si trovò nessuno che avesse i requisiti per lanciarla.

e) Nel caso specifico del prete in questione l’accusa è quella di “atti osceni” in luogo pubblico”. Stento a credere che una persona qualsiasi, a meno che non sia un esibizionista, consumi certi atti in pubblico. In special modo se, come nel caso specifico, è un prete, avrebbe tutto da nascondere e niente da mettere in mostra, dato l’attuale stato delle cose. La polizia lo ha beccato in flagrante mentre era imboscato di notte in qualche anfratto, come miriadi di altre persone hanno fatto e fanno ancora. Ma il fatto che uno dei due fosse prete ha stimolato in tanti la voglia di “inzupparci il pane”.

f) Mi chiedo ancora: il giovane che era con lui stava subendo una violenza, cioè un atto contrario alla sua volontà, o era consenziente? Bene, nella espressione della sessualità penso che l’unica cosa che non si possa ammettere è la mancanza di consenso fra le parti in causa. L’unica. Ma nel caso in questione, essendo i due maggiorenni, vaccinati e, credo proprio, consenzienti (a meno che il giovane non abbia puntato la pistola al petto al prete o viceversa, cosa che stenterei a supporre), non essendoci quindi le caratteristiche della violenza (non solo quella brutale, ma neanche, credo, quella sottile, che non è meno violenta della prima) niente mi appare degno di stigmatizzazione. Chiediamoci, invece, quante volte, anche nel chiuso della propria casa, non vengano consumati rapporti coniugali, quindi dotati di tutti i crismi e le benedizioni di padre Stato e di madre Chiesa, fondati sulla prevaricazione e sul non rispetto, quindi violenti.

g) Mi fa un po’ specie constatare, soprattutto su “Città nuove” e, specificamente, di pugno del suo direttore, Dino Paternostro, che per tanti altri versi stimo, che il caso in questione venga trattato banalmente come è stato fatto. Che si riporti, cioè, la notizia com’è, nuda e cruda, unendosi al coro dei tanti che mettono il prete alla berlina, e che l’unica osservazione che si sappia fare è quella relativa al confessionale regalato dalla famiglia Salvo (a proposito! Ma a Corleone, nella chiesa madre, non c’è un banco offerto dalla famiglia Navarra? Quello non fa impaccio a nessuno?).

Ma aggiungerei un’altra notizia che piacerà al direttore: il prete in questione è anche quello che ha officiato, e ne hanno parlato i giornali, una messa “a suffragio” a Totò Cuffaro, il giorno prima della sentenza che lo avrebbe condannato per favoreggiamento alla mafia. Io, personalmente, non condivido né il confessionale a memoria di Ignazio Salvo, né la messa a favore di Cuffaro. Ma credo che queste considerazioni vadano tenute assolutamente discoste da quelle di carattere personale. In passato ho trovato fosse aberrante che Sircana, portavoce del governo Prodi, beccato mentre contattava una transessuale, fosse esposto al pubblico ludibrio. Penso siano fatti che riguardino solo lui, sua moglie, se ne ha, e la sua famiglia. Punto. Così anche di quel Mele, deputato dell’UDC, che festeggiava con droghe e prostitute, e fu beccato solo a causa del malore di una di esse. Penso, ripeto, che siano cose che riguardano loro e le loro famiglie.

Solo in un caso penso riguardino l’opinione pubblica: quando queste persone di rilievo (politici, preti e quant’altri) si arrogano il diritto, a loro volta, di sentenziare moralisticamente sugli altri. Quando, magari, il deputato UDC si trova a sparare sentenze e votare leggi su dio-patria-famiglia, magari, ad esempio, contro i pacs. O quando il presidente del consiglio nomina alcuni ministri con lo stesso criterio con cui Caligola nominava senatore il suo cavallo, ma al contempo alliscia il pelo alla Chiesa, la sottrae al pagamento dell’Ici (che noi comuni mortali paghiamo e come!), o manometterebbe la Costituzione solo per apparire come il novello Carlo magno, a difesa della cristianità (una “cristianità” che, mi concedo una supposizione, farebbe rivoltare Cristo nella tomba). O quando la Chiesa (quella composta da preti e laici) non sa opporsi ai suoi vertici e pratica silenziosa obbedienza verso di essi anche quando questi si oppongono a che l’omosessualità non venga più considerata, nel mondo, come un reato. Reato di omosessualità che, ricordiamo, in certi paesi comporta l’incarcerazione e anche la pena di morte. Non so se il prete in questione, che ha dato spunto a questa mia riflessione, sia uno di questi o meno. Nel caso specifico, se fosse uno di quelli che dal pulpito non hanno mai speso una parola, ad esempio, sui diritti delle persone omosessuali e anzi si fosse speso per ribadire le posizioni sull’argomento, a mio giudizio retrive, della chiesa attuale (ma non solo); se fosse uno, come tanti, che avocano diritti per sé ma li conculcano agli altri... be’, il mio giudizio su di lui varierebbe considerevolmente.

Maria Di Carlo