Negli anni Ottanta il giudice Giovanni Falcone lo accusò sostenendo che era il "cassiere dei corleonesi", ma i processi che ha subito negli ultimi vent'anni non sono riusciti a dimostrarlo. E adesso che la Cassazione lo ha definitivamente bollato come un boss prende pubblicamente le distanze da Riina e Provenzano, indicandoli come "criminali".
"Sfido la polizia italiana e quella di tutto il mondo, compresi i servizi di intelligence, a trovare una sola transazione che io avrei fatto in passato o nel presente in favore di Riina e Provenzano", aggiunge Palazzolo, sostenendo di non essere mai stato il tesoriere dei corleonesi. "Dal 1992, da quando si è concluso definitivamente il processo in Svizzera nei miei confronti per riciclaggio - dice Palazzolo - sono sempre stato in Sudafrica e non ho commesso alcun reato. Per questo motivo posso dire che se qualcuno riesce a dimostrare che ho gestito solo dieci euro o dieci lire di Provenzano o Riina, sono subito disposto a trascorrere 30 anni in carcere. L'importante è che queste accuse non si basino soltanto sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Io Riina o Provenzano non li conosco, ma da quello che ho letto, dal loro profilo, si distinguono completamente dal tipo di altre famiglie come Bontate e Calò". Riferendosi a Riina e Provenzano, il latitante li indica come "due paesani che non hanno mai aperto un conto corrente in banca, perché non saprebbero nemmeno come fare. E' gente che ha sempre vissuto nel proprio paese e dubito che possono essere in grado di pensare a come gestire capitali all'estero".
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