In occasione delle feste natalizie la Consulta Giovanile, in collaborazione con il Comune di Corleone, si è impegnata a portare avanti un progetto di sensibilità verso i bambini più disagiati di Corleone, a cui sono stati donati dei giocattoli. Come sappiamo, purtroppo, non tutti i bambini vivono nelle stesse condizioni economiche. Molte famiglie si ritrovano a dover negare, a malincuore, ai loro figli, la felicità che genera dal ricevere un semplice dono.
E’ ovvio che non abbiamo potuto accontentare tutti e che non abbiamo potuto regalare molto, però, coscienti che il Natale arriva per tutti, abbiamo voluto donare un sorriso a qualcuno che, a volte, potrebbe averne davvero bisogno. Non perché pensiamo che il Natale si fermi alla sua sola natura consumistica, ma perché vogliamo, attraverso un dono, donare la gioia e la speranza a chi potrebbe perderla. Anche per noi, concretizzare un’idea come questa, vuol dire molto e speriamo di poter portare a termine tutti i nostri progetti, per i quali ci impegneremo tanto.
E ringraziamo tutti coloro che hanno collaborato e continuano a collaborare con noi.
Quest’anno per noi di Dialogos, è il sesto anno da quando nacque nel 2002 l' Osservatori Politico “Oltre il Muro”. Quest’anno per noi è stato il ritorno alle origini con una neo associazione, Corleone Dialogos, in cui nel bene e nel male i protagonisti siamo noi stessi. Creare un nuovo circolo Arci è stata una sfida, ma possiamo dire oggi che è stata la scelta giusta. Per me è stato il primo anno di Presidenza e quindi penso di avere il dovere di stilare un bilancio delle attività portate avanti in quest'anno trascorso. Il 15 marzo siamo stati a Bari partecipando alla Giornata della memoria e dell’impegno di Libera, che per la prima volta ci ha ufficialmente invitati. Siamo stati a Cinisi per il trentennale dell’assassinio di Peppino Impastato, poi a luglio abbiamo fatto un campo a Calenzano (FI) con il progetto Liberarci dalle Spine sulla legalità. Quindici giorni d’incontri, di socializzazione e di conoscenza di realtà, anni luce distanti da noi. Poi dopo anni abbiamo voluto, grazie al coinvolgimento di tutta l’associazione, organizzare una serata di festa, “Arcipicchia che festa!” Ma se ciò è stato fatto non abbiamo mai abbandonato la nostra attività che ci contraddistingue e cioè l’informazione. Dialogos cartaceo ormai è atteso dalla cittadinanza corleonese e rimane unico foglio informativo di tutta la zona, ma possiamo anche dire che mai a Corleone ci sia stato un altro giornale che sia durato tutti questi anni. Dialogos versione web, ormai è diventata una realtà che parla quotidianamente a chi è interessato delle tematiche della mafia, dell’antimafia e a chi vuole conoscere Corleone, ma poi anche tanta cultura anche con dei video interessantissimi Durante questo anno trascorso abbiamo collaborato con Arcireport e Liberinformazione, infatti, i nostri articoli più interessanti vengono pubblicati sui loro mezzi di diffusione e lo stesso tipo di collaborazione abbiamo con il portale “In toscana.it” della Regione Toscana. Ultima novità è il gruppo di Corleone Dialogos su Facebook con tanti iscritti e che può darci ancora maggiore possibilità di fare conoscere le nostre attività, di essere conosciuti e fare conoscere la nostra Corleone. Finalmente alla fine del 2008 abbiamo visto “nascere” una nostra tanta desiderata figlia, la Consulta Giovanile, strumento per i giovani corleonesi che si vogliono impegnare per la comunità. Associazione vuol dire anche stare insieme, credere in alcuni valori, cioè associazionismo, come antidoto alle deviazioni della nostra società. Infatti, Dialogos è anche vedere un film in compagnia la domenica sera, è piegare il giornale, vedersi per progettare ecc… Se queste sono le attività realizzate penso che non ci si debba accontentare. Infatti, oltre a continuare con le attività già in cantiere, nella nostra agenda c’è l’interesse per il Centro Multimediale di Santa Lucia, per renderlo dopo anni di abbandono, attivo e fruibile dai giovani e meno giovani corleonesi. Restituire un bene alla collettività, è una sfida che vogliamo portare avanti, ma non dipende solo da noi ma anche e soprattutto dalle istituzioni pubbliche, in primis dal Comune di Corleone. Infine stiamo puntando sul turismo cercando di creare reti con altre realtà associative per inserirci nei percorsi di turismo responsabile e nel nostro caso in percorsi turistici che facciano conoscere la storia del movimento antimafia. Il nostro percorso turistico si chiama proprio “l’altra Corleone” per far capire che ci sono stati corleonesi che hanno combattuto contro la mafia ma spesso dimenticati. Voglio ringraziare tutti quelli che hanno permesso a Dialogos ancora di esserci: Antonia Arcuri, Simonpietro Cortimiglia, Maria Concetta Giannone, Roberta Giordano, Leonard Governali,Vittorio Lanza, Santo Lombino, Lorena Pecorella, Gianluca Piazza, Marta Pinzolo, Luca Provenzano, Angela Siragusa, Francesca Siragusa, Maria Caterina Trombaturi. Poi i nostri collaboratori: Giovanni Abbagnato, Consuelo Bianchelli, Daniela Tani e Federica Ghiani con la sua ricerca video. Ma voglio sottolineare l’impegno di chi ancora dopo sei anni porta avanti con passione Dialogos e che ho avuto come compagni di questo cammino: Cosimo Lo Sciuto, Francesco Milazzo e Fabio Piazza. Non mi resta che auguravi un buon 2009, anche con Dialogos.
Giuseppe Crapisi Presidente del Circolo Arci Corleone Dialogos
La letteratura critica su Pasolini mi pare che abbia trascurato, finora, i numerosi segni biblici presenti nella sua opera. Basti pensare allo stile profetico delle invettive contenute nei suoi ultimi scritti o al suo bellissimo Vangelo secondo Matteo. Il film, dedicato alla memoria del papa buono, uscì nel 1964. Ma, nonostante i riconoscimenti della critica, venne accolto con freddezza e diffidenza dai settori più retrivi del mondo cattolico e comunista. Il regista, infatti, fu costretto a dare spiegazioni anche sul settimanale Vie nuove: Non sono affatto cattolico, anzi sono certamente uno degli uomini meno cattolici che operino oggi nella cultura italiana […]. Ho amato, alla fine degli anni ‘40, la religione rustica dei contadini friulani, le loro campane, i loro vespri. Ma cosa c’entrava lì il cattolicesimo? Sono diventato comunista ai primi scioperi dei braccianti friulani. […]. Forse appunto perché sono così poco cattolico ho potuto amare il Vangelo e farne un film […]. Ho potuto farlo così come l’ho fatto, perché mi sento libero, e non ho paura di scandalizzare nessuno; e, infine, perché sento che la parola d’amore (incapacità di concepire discriminazioni manichee, istinto di gettarsi aldilà delle abitudini, sempre, sfidando ogni contraddizione), parola d’amore di cui è stato campione Giovanni XXIII, va considerata un impegno nella nostra lotta. Papa Giovanni XXIII, insieme a Kennedy e Krusciov, nei primi anni ‘60 costituivano la principale fonte di speranza di un mondo nuovo; e Pasolini condivise con milioni di uomini questa speranza. E in una deliziosa pagina, scritta sullo stesso periodico nell’ottobre del 1964, il poeta non mancherà di notare, tra le altre cose, l’influenza dell’amata filologia nella formazione del “papa buono”: Non c’è nulla di più follemente aberrante del razzismo. Ora, da parte dei comunisti verso i preti, e da parte dei preti verso i comunisti, c’è una specie di atteggiamento razzistico: essi, volendolo o no, cedono a una specie di tentazione discriminatoria, che svaluta l’interezza umana e storia dell’altro, lo destituisce di realtà, lo dissocia.[…]. Come comunista anch’io non sono immune da questa malattia inconscia, e l’anticlericalismo serpeggia come un verme dentro di me, a succhiare il sangue dell’altro fino a renderlo ombra, simbolo, schema di un insieme di cose che mi sembrano ingiuste, di un mondo che rifiuto […] Papa Giovanni era incapace di discriminare, di vedere nell’uomo l’altro, il nemico per definizione […]. Questo voleva significare il suo sorriso […]. Ho saputo in questi giorni che quando era a Istanbul, egli frequentava le lezioni di filologia e di critica stilistica di Auerbach; e questo mi spiega molte cose, non solo il suo particolare modo di fare “lo spirito” (che è tipico della persona raffinatamente specializzata), ma del “distacco” luminoso che egli aveva dalle cose della vita, dello sguardo globale che egli gettava sul mondo, al di là delle sue folli discriminazioni. L’articolo si conclude con due affermazioni che diventeranno pietre angolari nella storia del dialogo tra marxisti e cristiani in Italia: 1. “Una filosofia atea non è la sola filosofia possibile del marxismo”; 2. “Il grande nemico di Cristo non è il materialismo comunista, ma il materialismo borghese”.Il Libro costituisce anche la fonte di una deliziosa Preghiera, raccolta in Trasumanar e organizzar (1970), dove è ripreso il discorso evangelico delle beatitudini:
Caro Dio, liberaci dal pensiero del domani. […] l’idea del potere non ci sarebbe se non ci fosse l’idea del domani […] Caro Dio, facci vivere come gli uccelli del cielo e i gigli dei campi.
In effetti risulta che Pier Paolo sia stato assai prossimo alla conversione. Lo confermano, tra l’altro, gli scambi epistolari che ebbe con alcuni volontari della Comunità di Assisi e, in particolare,con Don Giovanni Rossi, al quale, il 27 dicembre 1964 scrisse una lettera di cui vogliamo ricordare alcuni passi: Caro Don Giovanni, La ringrazio tanto per le sue parole della notte di Natale: sono state il segno di una vera e profonda amicizia, non c’è nulla di più generoso che il reale interesse per un’anima altrui. Io non ho nulla da darle per ricompensarla: non ci si può sdebitare di un dono che per sua natura non chiede d’essere ricambiato. […]. Ho detto delle parole aspre con una data Chiesa e un dato Papa: ma quanti credenti, ora, non sono d’accordo con me? […]. Sono “bloccato”, caro Don Giovanni, in un modo che solo la Grazia potrebbe sciogliere. La mia volontà e l’altrui sono impotenti.[…]. Forse perché io sono caduto da cavallo: non sono mai stato spavaldamente in sella…Nonostante l’esplicito rifiuto del cattolicesimo, la figura di Cristo rimarrà sempre un punto di riferimento per Pasolini; in alcuni momenti, insieme a Gramsci, il principale modello esistenziale e ideologico, l'origine culturale indubbia di quel rifiuto della frattura tra ideologia e vita, come mostrano molti suoi versi:“Bisogna esporsi (questo insegna / il povero Cristo inchiodato?), / [...] noi staremo offerti sulla croce, / alla gogna, tra le pupille / limpide di gioia feroce, [...] miti, ridicoli, tremando / d'intelletto e passione nel gioco / del cuore arso dal suo fuoco, / per testimoniare lo scandalo”. In particolare il binomio scandalo-follia -tratto dalla prima lettera ai Corinzi, 1-23: “Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, follia per i Gentili” - ricorre frequentemente nelle sue pagine, applicata alle proprie o altrui esperienze come criterio di misura della validità autentica di gesti, parole, fatti artistici che si pongono spesso come “scandalo e follia”, rispetto al sistema socio-politico e ai codici linguistici dominanti.